Tragedia in Venezuela: Vigili del fuoco italiani costretti ad abbandonare la ricerca di una donna e dei suoi figli sotto le macerie
DALLA NOSTRA INVIATA MACUTO (Venezuela) – Dopo quasi venti ore di intenso lavoro, i vigili del fuoco italiani si sono arresi nella drammatica ricerca di una donna e dei suoi figli, intrappolati sotto le macerie di un palazzo a Macuto, nello stato di Guaira. La situazione è diventata insostenibile dopo una scossa di terremoto di magnitudo 4.6, che ha ulteriormente compromesso la stabilità dell’edificio, costringendo i soccorritori a fermare le operazioni, riporta Attuale.
Giuseppe Pica, del comando Usar di Torino, ha abbandonato il sito in condiciones di pericolo, affermando di essere “pronto a tornare ad operare il prima possibile”. È stata l’unica donna del team, l’ingegnera Chiara Iacovino, a spiegare le ragioni del ritiro: “La struttura era completamente compromessa e le nuove lesioni provocate dalla scossa di assestamento hanno ulteriormente compromesso il nostro lavoro”. La mancanza di segnali di vita ha reso la situazione ancora più critica.
I soccorritori olandesi sono stati i primi a interrompere le ricerche, seguiti dai team italiani ecuadoriani. La scena è stata toccante, con giocattoli visibili tra le macerie e un vigile che ha espresso il desiderio di tornare a casa per riabbracciare la propria figlia. “Ci abbiamo messo il cuore e tutto il tempo possibile”, ha dichiarato Silvio Fiduccia, uno dei pompieri coinvolti, descrivendo l’operazione come la più difficile della sua carriera.
Le squadre di soccorso hanno lavorato a turni di otto ore, vivendo momenti di angoscia e tensione. Le condizioni erano estreme: polvere e caldo soffocante, con l’infermiere Matteo Brignone che si è occupato della loro idratazione. Nonostante gli sforzi, la realtà della situazione ha colpito duramente; i soccorritori hanno trovato difficile persino visualizzare l’area sotto le macerie, definita “un inferno” e “una trappola maledetta”.
Una donna di 34 anni e due dei suoi tre figli erano rimasti intrappolati per oltre quattro giorni. I contatti erano stati brevi, ma i segnali di vita sono svaniti, portando i soccorritori a temere il peggio. In un corner, la madre della donna rimasta intrappolata attendeva con speranza, proclamando: “Mia figlia è una combattente”, ma, purtroppo, la missione non ha avuto un lieto fine. L’impegno dei vigili del fuoco italiani, con la loro determinazione e professionalità, è stato ampiamente riconosciuto e onorato.