Terremoto in Venezuela: bilancio tragico e operazioni di soccorso in corso
Un devastante terremoto ha colpito il Venezuela mercoledì scorso, causando la morte di almeno 1.450 persone e oltre 3.150 feriti. Con quasi 96 ore trascorse dal sisma, i vigili del fuoco italiani, impegnati nelle operazioni di soccorso, hanno raccontato di aver ricevuto segnali di vita da una donna di 30 anni, intrappolata in un edificio crollato a Macuto. È cosciente e sostiene di trovarsi con due dei suoi tre figli, mentre le squadre sperano di estrarli in sicurezza, riporta Attuale.
Il bilancio ufficiale del terremoto continua a salire drammaticamente, con 189 edifici completamente distrutti e 774 danneggiati. La situazione nelle zone colpite è critica, con circa 20.000 persone ancora disperse a La Guaira, un’area di 120.000 abitanti che rischia di trasformarsi in un cimitero a cielo aperto. I soccorritori, tra cui molti volontari, si trovano costretti a combattere contro il tempo per cercare di salvare chi è rimasto intrappolato.
Storie di speranza emergono dalle macerie: alcuni bambini, tra cui un neonato di pochi giorni, sono stati estratti vivi. Una delle operazioni più toccanti ha visto il salvataggio del piccolo Santiago González, ritrovato insieme alla madre, grazie al coraggio del padre, che si è fatto scudo per proteggerli. La comunità locale si è mobilitata, ma la mancanza di aiuti istituzionali ha acceso la frustrazione e la rabbia tra i residenti, che denunciano l’inefficienza delle autorità e l’assenza di sostegno concreto.
A La Guaira, i cittadini utilizzano attrezzi rudimentali per scavare tra le macerie, mentre il puzzo di morte si fa sempre più presente. “Dobbiamo fare in fretta”, esclama Eduardo Hernández, un locale impegnato nei soccorsi. Il sentimento di impotenza cresce, e lo stesso si può dire riguardo alla presenza militare che, pur controllando la situazione, non soddisfa le esigenze immediate dei sopravvissuti. La gente esprime il desiderio che il mondo sappia cosa sta succedendo e richiede aiuto.
La devastazione si estende anche a complex residenziali, dove gli edifici di 15-20 piani sono stati completamente distrutti. Keyra, una giovane di 15 anni, attende la madre che è rimasta intrappolata al sesto piano. “Non si è salvato nulla dei miei quindici anni”, lamenta. Molti residenti rimasti nel luogo non vogliono abbandonare le poche cose che possiedono, mentre cercano di sopravvivere in un contesto di crescente desolazione.
Luisa Ermes, un’insegnante di asilo di 44 anni, esprime la sua frustrazione: “Siamo soli qui. L’unico aiuto che abbiamo ricevuto è stato dai volontari”. L’evocazione di una risposta internazionale si fa sempre più pressante e i cittadini continuano a chiedere che le loro difficoltà vengano portate all’attenzione del mondo esterno.