Roma, 21 luglio 2026 – La morte di Abderrahim Fakir a Bologna ha sollevato interrogativi su una delle misure del decreto sicurezza, approvata definitivamente dalla Camera lo scorso aprile dopo il via libera del Consiglio dei ministri il 5 febbraio. Si tratta del così detto “scudo”, che prevede che chi commette un reato con “causa di giustificazione” non venga più automaticamente indagato, ma registrato in un’apposita lista. Questa norma si applica non solo alle forze dell’ordine, ma a tutti i cittadini. Oggi il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha sottolineato che si può parlare più di “scudo processuale” che di “scudo penale”, riporta Attuale.
Il Modello 45-bis
Il decreto sicurezza ha previsto l’istituzione del Modello 45-bis, un nuovo registro delle Procure italiane, utilizzato dai pubblici ministeri per annotare i reati commessi in presenza di cause di giustificazione evidenti, come la legittima difesa o l’uso legittimo delle armi. L’articolo 12 ha introdotto un nuovo comma nell’articolo 335 del codice di procedura penale, dove si stabilisce che il nome dell’autore di un fatto “apparentemente evidente” come giustificato non venga più automaticamente iscritto nei registri esistenti, ma annotato in un modello specifico, oggetto di una “annotazione preliminare”.
Quando un fatto è evidente come avvenuto in presenza di una causa di giustificazione, il pubblico ministero procede ad annotare preliminarmente il nome della persona coinvolta in un modello separato. Se non sono necessarie ulteriori indagini, il pubblico ministero dovrà prendere decisioni sulla richiesta di archiviazione senza ritardi, entro trenta giorni dall’annotazione preliminare.
Il caso di Bologna
La nuova norma ha trovato una delle sue prime applicazioni nelle indagini riguardanti le circostanze della morte di Abderrahim Fakir, avvenuta domenica a Bologna durante un intervento della polizia. La Procura ha aperto un procedimento nel registro ‘modello’ 45-bis “nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento”. Tra loro ci sono quattro agenti e due operatori sanitari.
Il precedente
Esiste un precedente all’inizio di luglio a Teramo, dove un carabiniere alla guida di un SUV di servizio si è scontrato con uno scooter guidato da un uomo fuggito da un posto di controllo. In questo caso, il militare non è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio stradale, ma il sostituto procuratore di Teramo, Elisabetta Labanti, ha deciso di applicare la nuova procedura prima dell’autopsia.