Il dramma di Lorena Isceri: l’amica racconta la sua battaglia contro l’ignoto e l’omicidio

04.09.2026 02:45
Il dramma di Lorena Isceri: l'amica racconta la sua battaglia contro l'ignoto e l'omicidio

Firenze, 4 settembre 2026 – “L’avevo avvisata che l’avrebbe aspettata sotto casa. Fino a ieri le avevo chiesto di andare dalle forze dell’ordine, di denunciare. Ma lei mi rispondeva che ne sarebbe uscita da sola. Era una donna eccezionale, mentre lui si era rivelato un dottor Jekyll e Mr. Hyde”. Le parole cariche di dolore di Samanta, amica di Lorena Isceri, 45 anni, sintetizzano tragicamente un dramma annunciato. La consapevolezza del pericolo si scontrava con l’illusione della vittima di poter gestire, da sola, una violenza silenziosa ma crescente, riporta Attuale.

Il doppio volto dell’omicida

Il duplice volto di Federico Vella, 36enne fiorentino, è emerso ieri pomeriggio lungo l’autostrada A1, sul viadotto tra le Croci di Calenzano e Barberino di Mugello. Lì si è consumata la sequenza finale dell’orrore: poco prima delle 15, al termine di un sequestro in auto durato oltre un’ora, Vella ha gettato l’ex compagna dal cavalcavia.

L’ultimo post: “Addio a tutti”

Successivamente, in un intervallo di appena cinque minuti, ha compiuto lo stesso gesto, gettandosi nel buio. Prima di togliersi la vita, ha lasciato un inquietante messaggio sui social: uno schermo nero su Instagram con la scritta in stampatello “Addio a tutti”. “Il silenzio dopo un litigio non è punizione. Non è abbandono. Non è indifferenza. Ti voglio abbastanza bene da non parlarti quando potrei ferirti”. Una deriva che contrasta con l’immagine pubblica che l’uomo aveva proiettato fino a quel momento.

Una facciata di normalità

Alla palestra Zerouno di via Caboto, nella periferia nord, Vella era conosciuto come un ragazzo tranquillo e solare, con la passione per la fotografia e i viaggi. Negli ultimi 24 mesi, aveva incanalato ogni energia in una vera e propria metamorfosi.

“In due anni, Federico, alto quasi un metro e novanta, era diventato imponente. Gli invidiavamo tutti quel fisico. Aveva una volontà e una determinazione impressionanti”, racconta Lorenzo, un compagno di allenamento, che fatica a conciliare l’immagine dell’amico con quella dell’assassino. “In palestra appariva tranquillo, anche se molto selettivo con le amicizie. Fuori dalla palestra non usciva mai con noi, nonostante i vari inviti”.

Un’impenetrabilità totale anche tra i frequentatori della palestra. Le rare volte che Lorena appariva in via Caboto, la coppia manteneva un profilo discreto: “Federico e Lorena non si allenavano insieme e il suo atteggiamento era sempre sembrato misurato, ci è voluto tempo per comprendere che stessero insieme”.

Nessuna scenata, nessun gesto eclatante, nessuna gelosia manifestata. Una facciata di normalità.

Gli sfoghi sui social

Ma ciò che taceva nel mondo reale, Vella lo riversava senza filtri online. La fine della relazione si era trasformata in un’ossessione, in un tormento esibito pubblicamente. Pochi giorni prima della tragedia, in un’altra storia di Instagram, si lamentava amara: “È finita. Mi sento affranto, mi ha lasciato solo come un cane”, enumerando compulsivamente i torti che riteneva di aver subito. Un grido d’aiuto distorto che aveva spinto alcuni conoscenti a cercarlo per offrire supporto, ricevendo però un netto rifiuto: “Grazie, ma ora voglio stare solo con il mio dolore”.

Un cupo isolamento culminato nel post dello scorso 12 agosto: un reel composto da una sequenza di immagini della coppia in momenti felici, incorniciato da parole che oggi suonano come un macabro presagio: “Certi incastri sono così perfetti che, anche se li separi, la forma dell’altro ti rimane addosso per sempre. A te, che sei la donna che ho amato con tutto me stesso e ho perso per la mia stupidità. Sarò tuo anche se non posso più esserlo…”. La testimonianza di una possessione mascherata da sentimento, che in poche settimane si è trasformata in un verdetto mortale. La famiglia di Vella si è ritirata in un doloroso silenzio.

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