Trump dichiara di amare l’inflazione, ma i dati mostrano una realtà negativa

11.06.2026 11:15
Trump dichiara di amare l'inflazione, ma i dati mostrano una realtà negativa

Trump e l’inflazione: nuove sfide economiche per gli Stati Uniti

Mercoledì, durante una conferenza alla Casa Bianca, Donald Trump ha dichiarato di “amare l’inflazione”, commentando i recenti dati sui prezzi negli Stati Uniti, che hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi tre anni. Tuttavia, Trump non si riferiva all’inflazione in sé – poiché i prezzi elevati non sono graditi a nessuno – ma piuttosto alla percezione che i dati economici siano stati meno gravi del previsto: “Mi piace, i numeri sono ottimi”, ha affermato poco prima, riporta Attuale.

Tuttavia, i fatti raccontano un’altra storia. Nel mese di maggio, l’inflazione negli Stati Uniti ha registrato un aumento dello 0,5% rispetto ad aprile e del 4,2% rispetto allo stesso mese del 2025, segnando il livello annuale più elevato dal aprile 2023, quando il paese stava uscendo da una crisi inflazionistica.

Un fatto preoccupante è che per la prima volta dal 2023, l’inflazione ha superato l’aumento dei salari, il che significa che i cittadini americani possono acquistare meno beni con la stessa somma di denaro. È stato stimato che il loro potere d’acquisto sia tornato ai livelli di inizio 2025, un periodo in cui Trump aveva appena intrapreso il suo secondo mandato come presidente. Questi dati sono decisamente negativi.

I settori più colpiti dall’aumento dei prezzi sono quelli legati all’energia. I costi dei carburanti sono aumentati del 40,5%, i biglietti aerei del 26,5%, e il prezzo dell’elettricità del 5,9%. Le cause principali di questa inflazione negli Stati Uniti sono la guerra in Medio Oriente e la crisi energetica derivante dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Sebbene ci siano altri fattori inflazionistici minori, come dazi commerciali e aumenti eccezionali nelle spese per la costruzione di data center e infrastrutture per l’intelligenza artificiale, nessuno di essi ha l’impatto della crisi energetica.

Questa situazione rappresenta sia una buona che una cattiva notizia per Trump. È positiva poiché se gli aumenti dei prezzi sono limitati principalmente al settore energetico, significa che l’inflazione non ha ancora colpito in modo significativo gli altri settori economici. Anzi, considerando l’indice di inflazione core, che esclude i prezzi più volatili di energia e cibo, l’aumento di maggio è stato molto più contenuto, pari allo 0,2% su base mensile e al 2,9% su base annuale. Questo indice è usato dagli economisti per analizzare i movimenti più profondi dell’inflazione; la sua bassezza indica che l’inflazione non è fuori controllo e che gli Stati Uniti non si trovano in una spirale inflazionistica pesante.

Di conseguenza, se la guerra e la crisi energetica dovessero cessare, i prezzi potrebbero ridiscendere rapidamente. Trump ha dichiarato mercoledì: “Quando (la guerra) sarà finita, vedrete che i prezzi del petrolio torneranno al livello di prima. Andrà giù come un sasso”.

Tuttavia, ci sono due problematiche principali: innanzitutto, la guerra non è finita e i negoziati attuali non sembrano avanzare. In secondo luogo, secondo gli analisti, anche nel caso in cui si riapra immediatamente lo stretto di Hormuz, saranno necessari mesi prima che la situazione torni alla normalità e nel frattempo i prezzi dell’energia continueranno a rimanere elevati. Ciò implica che, sebbene l’inflazione potrebbe non andare fuori controllo, non tornerà a livelli accettabili per un lungo periodo.

Inoltre, c’è un aspetto politico negativo: il fatto che l’incremento dell’inflazione sia quasi interamente causato dalla crisi energetica implica che essa possa essere considerata una diretta conseguenza delle politiche di Trump, che ha avviato la guerra contro l’Iran innescando questa crisi. Questo rappresenta un punto critico per un presidente che nel 2024 si era presentato con una campagna contro l’inflazione e promettendo prezzi più bassi. Gli elettori americani sono consapevoli di questa realtà, e i sondaggi rivelano un calo significativo della popolarità di Trump: il 63% degli americani disapprova la gestione economica del presidente.

Negli ultimi tempi, alcuni attivisti hanno iniziato a incollare adesivi alle pompe di benzina, raffigurando Trump e il prezzo elevato del carburante, con la scritta: “Questo l’ho fatto io”. Durante l’ultima crisi inflazionistica, tra il 2021 e il 2023, la stessa cosa veniva fatta con il presidente predecessore Joe Biden. Tuttavia, con Biden, l’aumento dell’inflazione era solo parzialmente attribuibile all’azione del governo. Con Trump, la connessione è considerevolmente più diretta: questa inflazione è causata dalle sue politiche.

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