Trump inaugura «Alligator Alcatraz», nuova prigione per migranti

01.07.2025 21:25
Trump inaugura «Alligator Alcatraz», nuova prigione per migranti

Il nuovo centro di detenzione “Alligator Alcatraz” in Florida

La recente apertura di un controverso centro di detenzione per migranti, soprannominato «Alligator Alcatraz», ha sollevato molte discussioni. Situata nelle paludi delle Everglades, in Florida, questa struttura ha la capacità di ospitare fino a 5.000 persone. I costi operativi sono stimati intorno ai 450 milioni di dollari all’anno, riporta Attuale.

Durante l’inaugurazione, il presidente Donald Trump ha manifestato il suo disappunto sul posto citando la sua pericolosità: «È un luogo in cui non vorrei trovarmi per una passeggiata, ma tra poco vi saranno alcuni dei migranti più pericolosi del pianeta». Era presente anche il governatore della Florida, Ron DeSanctis, con cui Trump ha consolidato il legame dopo una contesa alle primarie presidenziali del 2024.

Il centro di detenzione è stato descritto come temporaneo e necessario per gestire l’aumento di migranti nel paese. La segretaria agli Interni, Kristi Noem, ha precisato che la struttura servirà come punto di raccolta per gli immigrati in attesa di espulsione. Con un piano che prevede il raddoppio dei posti letto a livello nazionale, le autorità stanno intensificando le operazioni di arresto, con picchi che raggiungono i 3.000 arresti al giorno.

Trump ha inoltre menzionato che nel caso di un tentativo di fuga, un detenuto potrebbe essere affrontato da un alligatore: «Non me ne frega niente, non è carino ma è così», ha ribadito con un tono quasi scherzoso, offrendo persino consigli di sopravvivenza per chi si trovasse in questa situazione, affermando che correre a zigzag aumenterebbe le possibilità di sopravvivenza di un 1%.

All’interno di un contesto caratterizzato da un forte aumento della pressione migratoria, il governatore DeSanctis ha garantito che il centro «è sicuro, dotato di aria condizionata» e progettato per resistere agli uragani. Tuttavia, le proteste non mancano. I gruppi per i diritti umani e gli ambientalisti hanno espresso preoccupazioni riguardo alle condizioni di detenzione e al rispetto del territorio considerato sacro dalle comunità di nativi americani.

La situazione resta delicata, con la necessità di bilanciare la sicurezza e i diritti umani in un periodo in cui la politica sull’immigrazione è al centro del dibattito pubblico negli Stati Uniti.

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