Incontro tra Putin e gli inviati di Trump mentre inizia una tregua di tre giorni
Vladimir Putin ha incontrato al Cremlino gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner per un colloquio di circa tre ore, nel contesto di una tregua di tre giorni dopo un intensificato bombardamento su Kiev e suoi dintorni. Questo incontro è avvenuto dopo che Donald Trump aveva annunciato, venerdì, una proposta per fermare la guerra, che i suoi rappresentanti avrebbero presentato a Mosca. Nonostante la tregua dichiarata da Putin, i contatti tra Mosca e Kiev non hanno ancora creato un vero percorso verso la pace, riporta Attuale.
A più di quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, le negoziazioni non hanno portato a un cambiamento significativo nelle dinamiche di conflitto. Tentativi precedenti di mediazione e cessate il fuoco sono stati inefficaci, lasciando intatti i nodi critici del dialogo attuale. La situazione rimane complessa soprattutto riguardo a questioni come il Donetsk e il futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia.
Una nuova fase di dialogo è stata avviata nel gennaio 2025, con l’insediamento di Trump, il quale ha promosso negoziati diretti tra le parti. Sebbene alcuni incontri, recenti anche a Ginevra, non abbiano condotto a progressi concreti, la tensione rimane alta. Nonostante le iniziative diplomatiche, il Cremlino ha mostrato scarso interesse per una risoluzione pacifica, continuando a insistere sulla continuazione del conflitto.
Il Donetsk resta il principale ostacolo
Il nodo più difficile rimane quello territoriale. Durante i negoziati, è stato presentato un piano di pace articolato in 20 punti, comprese garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Tuttavia, il Donetsk è al centro delle controversie, poiché la Russia richiede che Kiev ceda il controllo su un territorio di 80 chilometri per 65 nella regione orientale, obiettivo che includerebbe le città fortificate di Sloviansk e Kramatorsk.
Kiev, dal canto suo, considera inaccettabile un ritiro unilaterale, sostenendo che la situazione giuridica ed umanitaria non lo permetterebbe. Volodymyr Zelensky ha invece proposto un arretramento simmetrico delle forze, con sorveglianza internazionale nella zona di conflitto.
La centrale nucleare di Zaporizhzhia
Un ulteriore ostacolo è rappresentato dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dalle forze russe dal marzo 2022. La centrale è attualmente inattiva e il suo riavvio richiederà investimenti consistenti e riparazioni significative. Kiev richiede la smilitarizzazione della zona, mentre Washington suggerisce una gestione congiunta, proposta che non è stata accettata da Mosca.
Le garanzie di sicurezza e il ruolo dell’Europa
Le negoziazioni sono complicate dalla presenza di attori esterni, con gli Stati Uniti in prima linea come mediatori. I governi europei manifestano preoccupazione per il loro possibile esclusione da futuri accordi. Francia, Germania e Regno Unito hanno avanzato un formato negoziale dei “Volenterosi” per garantire una partecipazione europea nella definizione della sicurezza in Ucraina.
Kiev richiede garanzie di sicurezza robuste dagli Stati Uniti e dai Paesi europei, simili a quelle dell’articolo 5 della NATO, e intende mantenere un esercito significativo post-conflitto. Mosca considera questa presenza militare una minaccia diretta e non sembra disposta a contrattare su questo punto.
Il costo della guerra e la ricostruzione
Il conflitto ha generato un costo economico immenso per l’Ucraina, stimato in centinaia di miliardi di dollari. La questione chiave di chi sosterrà i costi della ricostruzione è complessa, complicata ulteriormente dagli asset russi congelati in Europa, il cui utilizzo per la ricostruzione potrebbe sollevare problematiche legali significative.
Unione europea e NATO
Rimane aperta anche la questione dell’adesione dell’Ucraina alla NATO, fortemente avversata dalla Russia, ma considerata un obiettivo fondamentale da Kiev. La prospettiva dell’ingresso nell’Unione Europea sembra più realistica, sebbene sia un processo lungo. Un eventuale accordo raggiunto da Kiev richiederà un ampio consenso interno e potrebbe necessitare di un referendum.