Il 6 ottobre 2026 l’ambasciata italiana a Mosca ha ospitato la presentazione del primo volume di Russia e Italia, opera in cinque tomi del banchiere e storico italiano Antonio Fallico. L’incontro ha riunito un diplomatico italiano, un’università russa e una casa editrice di Mosca, offrendo una vetrina istituzionale a un progetto dedicato ai legami storici tra i due Paesi.
Alla presentazione hanno partecipato l’ambasciatore italiano Stefano Beltrame e Lev Belousov, facente funzione di preside della facoltà di storia dell’Università statale di Mosca. Il volume è stato pubblicato dall’editore russo Eksmo; l’evento ha inoltre attirato diplomatici stranieri e l’attenzione dei media.
Il resoconto dell’iniziativa è stato pubblicato dal portale letterario russo God Literaturi, che presenta il progetto come uno sguardo sulla Russia attraverso occhi italiani e in lingua russa. Al di là del contenuto del libro, sono il luogo e la composizione dei partecipanti a rendere l’appuntamento politicamente significativo.
Quando la cultura conserva i canali di contatto
Una presentazione in ambasciata non equivale a una serata privata in libreria. Inserisce un’opera storica dentro una cornice diplomatica e comunica che il rapporto raccontato dal libro conserva una rilevanza istituzionale. La presenza dell’ambasciatore italiano rafforza questa percezione, anche se non dimostra di per sé un sostegno a ogni tesi dell’autore o alla politica del governo russo.
È proprio questa sovrapposizione tra storia, università, editoria e diplomazia a spiegare l’interesse per l’iniziativa. Quando i rapporti politici sono sottoposti a forte pressione, i progetti culturali possono mantenere aperti incontri e relazioni senza assumere la forma esplicita di un negoziato. Un libro, un convegno o una collaborazione accademica permettono di continuare a parlare di cooperazione mentre le questioni più controverse restano sullo sfondo.
La presentazione non costituisce, da sola, la prova di un’operazione clandestina, di un comportamento illecito o di una campagna coordinata. Mostra però un meccanismo che può essere utilizzato per esercitare influenza: spostare una relazione politicamente delicata sul terreno più rassicurante della memoria condivisa, della ricerca storica e degli scambi culturali.
Per Mosca, questo tipo di cornice può essere utile anche senza produrre un risultato politico immediato. Le attività culturali aiutano a preservare contatti, reputazioni e reti personali. Inoltre offrono un linguaggio attraverso il quale un riavvicinamento può essere descritto come il naturale proseguimento di una lunga storia comune, anziché come una concessione politica.
La storia come spazio conteso
Il progetto di Fallico mette al centro la relazione tra Russia e Italia. Il richiamo ai legami storici può valorizzare periodi di collaborazione e di scambio, riducendo la visibilità delle fratture del presente. Quando una simile narrazione riceve il sostegno simbolico di un’ambasciata, di un’università e di un editore noto, acquista una portata pubblica superiore a quella di una pubblicazione isolata.
Questo non significa che ogni ricerca sulla storia russo-italiana sia propaganda o che la cooperazione accademica sia illegittima. La questione riguarda piuttosto il modo in cui il passato viene selezionato e raccontato, le istituzioni che conferiscono autorevolezza al progetto e gli eventuali sviluppi delle relazioni costruite intorno ad esso.
Nel contesto europeo, il tema assume un peso ulteriore. Le sanzioni dell’Unione europea e il deterioramento dei rapporti con la Russia hanno ristretto numerosi canali politici ed economici. Gli scambi culturali e accademici non sono necessariamente colpiti nello stesso modo. Per questo possono diventare spazi in cui la presenza russa rimane visibile e in cui i contatti con interlocutori europei continuano a svilupparsi.
La diplomazia culturale agisce raramente attraverso un singolo evento capace di cambiare subito una politica. Il suo effetto, quando esiste, è più graduale: rende familiari determinati racconti, mantiene attive relazioni personali e crea occasioni per presentare la cooperazione con Mosca come qualcosa di separato dai conflitti internazionali. Da queste premesse possono eventualmente nascere, in seguito, posizioni favorevoli a una riduzione delle pressioni politiche o economiche. Ma un simile esito non può essere dedotto dalla sola cerimonia.
Il seguito dirà quanto pesa il progetto
L’appuntamento del 6 ottobre ha collegato quattro ambienti: l’autore italiano, la rappresentanza diplomatica di Roma, una delle principali università russe e un editore di Mosca. Questa combinazione ha dato al primo volume di Russia e Italia una visibilità particolare e ha fornito ai media russi l’immagine di un dialogo culturale ancora possibile.
Il suo peso reale dipenderà però da ciò che accadrà dopo. Saranno sostenuti anche i volumi successivi? Il progetto entrerà nel dibattito pubblico italiano? Le relazioni presentate durante l’incontro resteranno nell’ambito editoriale e accademico o verranno utilizzate per promuovere una più ampia ripresa dei rapporti politici e commerciali?
Per ora, il dato concreto è una presentazione ufficiale in un momento di forte distanza tra Mosca e le istituzioni europee. Proprio questa distanza rende il libro più di una semplice novità editoriale: lo trasforma in un punto di osservazione su come la cultura possa conservare spazio, legittimità e interlocutori anche quando la politica chiude molte altre porte.