Uomini e centri antiviolenza: un dibattito sull’inclusione nella lotta contro la violenza di genere

27.10.2025 04:15
Uomini e centri antiviolenza: un dibattito sull'inclusione nella lotta contro la violenza di genere

Espulsione del centro antiviolenza Artemisia: un dibattito sulla partecipazione maschile nella lotta contro la violenza di genere

Firenze, 27 ottobre 2025 – Il centro antiviolenza fiorentino Artemisia è stato espulso dalla rete D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) per aver infranto lo statuto, aprendo le porte del consiglio direttivo anche agli uomini. Questo episodio solleva interrogativi sul ruolo maschile nella lotta contro la violenza di genere e nel cambiamento culturale. La rete nazionale non prevede la loro partecipazione nelle organizzazioni associate, considerando il maschile solo nelle collaborazioni esterne. Secondo Alessandra Kustermann, presidente di SVS DonnaAiuta Donna, questa posizione rappresenta un limite. “Non voglio rinunciare agli uomini in questa battaglia”, spiega, riporta Attuale.

Kustermann, quali sono le figure maschili presenti nel suo centro?

“Nel nostro centro lavorano uomini avvocati che difendono le vittime, ci sono volontari e anche membri del consiglio di amministrazione. Ovviamente ci sono dei confini”, afferma Kustermann.

Quali sono questi confini?

“L’accoglienza è gestita solo da operatrici donne, come stabilito dall’intesa Stato-Regioni. Un avvocato nel mio centro non può difendere un maltrattante o un violentatore. Inoltre, un medico legale non può redigere una perizia contro una donna a favore di un uomo maltrattante. Devono aver scelto di opporsi alla violenza di genere. Un uomo che adotta questa causa è un valore aggiunto, poiché offre una prospettiva diversa sulla relazione affettiva”, precisa Kustermann.

Come interpreta la decisione di D.i.Re di espellere Artemisia?

“Necessaria in base alle regole della loro rete, ma errata nel considerare le conseguenze. Diciamocelo chiaramente: una donna non è necessariamente più competente di un uomo nell’affrontare la violenza; anche una donna può incorrere negli stereotipi. La differenza risiede nella comprensione dei meccanismi”, dichiara Kustermann.

È utile presentare un modello maschile positivo?

“Non credo sia corretto gestire bambini che hanno subito abusi o violenza assistita in un ambiente esclusivamente femminile, specialmente se sono maschi. Attraverso modelli positivi possono capire che si può essere virili, mostrando dolcezza e ascolto”, afferma.

Come vede la questione della leadership nelle organizzazioni, predominanti le donne?

“Spetta a noi garantire che la leadership rimanga nelle nostre mani; nessuno ce la regala solo perché siamo donne. Non dobbiamo temere che gli uomini ci tolgano il potere. Inoltre, non è vero che le donne accettino automaticamente altre donne al comando. Se desideriamo vincere questa battaglia, non possiamo farlo isolandoci”, sostiene Kustermann.

È davvero necessario il coinvolgimento degli uomini?

“La violenza contro le donne è un problema che riguarda gli uomini, non solo noi. Dobbiamo accettare questo fatto e consentire loro di entrare nei centri antiviolenza, facendoli diventare testimoni attivi”, conclude Kustermann.

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