La guerra con l’Iran è tutt’altro che conclusa, con raid e minacce che continuano a intensificarsi tra Washington e Teheran. Si profilano nuovi attacchi, specialmente con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dalla stampa americana, Donald Trump potrebbe dare il via a operazioni militari se i repubblicani dovessero subire una sconfitta al voto, malgrado le rassicurazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. La situazione sul campo rimane critica: entrambi i contendenti si presentano indeboliti a questo nuovo confronto. Gli Stati Uniti hanno esaurito gran parte dei loro intercettori, mentre l’Iran mantiene il controllo dei missili, mentre lo Stretto di Hormuz, cruciale per il passaggio del petrolio, è soggetto a un doppio blocco. Questo contesto è aggravato dai conflitti nello Yemen, dove gli Houthi hanno riacceso le ostilità con l’Arabia Saudita, puntando a controllare ulteriormente le vie marittime, riporta Attuale.
Il regime di Teheran si è irrigidito
Negli ultimi otto mesi, la Repubblica Islamica è stata governata da Mojtaba Khamenei, nominato dopo l’uccisione del padre Ali durante un raid israelo-americano nel febbraio scorso. Recentemente, l’ayatollah ha esortato a fornire una risposta «immediata ed efficace, senza limiti geografici» in caso di ulteriori attacchi, dopo gli avvertimenti di Washington ai Paesi del Golfo riguardo possibili raid. Il regime è divenuto più rigido e oltranzista, con figure chiave come Ahmad Vahidi e Hossein Taeb al comando delle forze di sicurezza. La diplomazia appare compromessa, poiché le autorità iraniane accusano chiunque persista nel dialogo di tradimento. La “pazienza strategica”, che aveva caratterizzato l’era precedente, sembra esaurita, con Teheran sempre più propensa a colpire obiettivi nel Golfo.
Arsenali sguarniti, arriva la terza portaerei Usa
Il conflitto ha gravemente ridotto le capacità difensive delle forze armate statunitensi. Le stime indicano che gli Stati Uniti hanno perso quasi quattro quinti degli intercettori Thaad e metà dei Patriot, mentre l’Iran ha inflitto danni maggiori di quanto riconosciuto ufficialmente. Gli attacchi missilistici e con droni iraniani hanno colpito oltre venti basi americane in Medio Oriente, risultando in un utilizzo sempre maggiore delle risorse militari. Le perdite americane ammontano ad almeno 22 soldati, mentre le stime iraniane parlano di circa 3.600 morti, con il governo che sembra minimizzare il numero di militari colpiti. Un significativo danno è stato inflitto dall’aria, con Israele che rivendica il dominio sullo spazio aereo di Teheran. Tuttavia, l’intelligence statunitense ha segnalato che i pasdaran mantengono alcuni missili operativi e hanno ripreso la produzione di droni. A novembre, sono attese tre portaerei statunitensi per aumentare la pressione sulla Repubblica Islamica.
Doppio blocco a Hormuz
Prima dello scoppio del conflitto, circa 20 milioni di barili di petrolio passavano quotidianamente dallo Stretto di Hormuz, rappresentando un quinto del totale mondiale. Attualmente, i flussi petroliferi oscillano drasticamente. Dati recenti indicano che i flussi erano tornati all’80% a settembre, ma un’ondata di attacchi ha fatto precipitare il numero a meno di tre milioni in un giorno. Il controllo di Hormuz è aggravato da una doppia assedio: da un lato, l’Iran ha imposto restrizioni severe alle navi e ha creato un’autorità che gestisce i passaggi. Gli Stati Uniti, d’altra parte, mantengono un assedio economico sui porti iraniani, rendendo la cessazione di queste operazioni una condizione fondamentale per qualsiasi accordo. Nel frattempo, le petroliere continuano a subire attacchi, con le forze iraniane che mirano a colpire nottetempo.
Il fronte yemenita
La situazione in Iran ha avuto ripercussioni anche nello Yemen. A luglio, è crollata la tregua tra Arabia Saudita e gli Houthi, i ribelli sostenuti da Teheran. Con il blocco a Hormuz, l’Arabia Saudita ha intensificato il suo approvvigionamento energetico attraverso un oleodotto, esponendo ulteriormente le sue navi ai rischi dei conflitti. Nell’ultimo periodo, anche la Mecca è stata coinvolta, con notizie di droni abbattuti. Sul fronte diplomatico, rappresentanti dei Paesi arabi si sono riuniti a Teheran, segnalando tentativi di mediazione tra Iran e Stati Uniti, mentre gli Houthi continuano a colpire il regno saudita, aggravando ulteriormente la conflittualità nella regione.
Incredibile, sembra che la situazione stia solo peggiorando… non ci vuole un esperto per capire che con tutti questi conflitti, il mondo rischia di andare a rotoli. E pensare a quanto siamo fortunati qui in Italia, dove i maggiori problemi sono le tasse e il lavoro. Speriamo si risolva presto, ma la diplomazia sembra un miraggio…