Vandalismo a Novi Sad: il busto di Shevchenko imbrattato nel giorno dell’anniversario dell’invasione russa

27.02.2026 12:25
Vandalismo a Novi Sad: il busto di Shevchenko imbrattato nel giorno dell'anniversario dell'invasione russa
Vandalismo a Novi Sad: il busto di Shevchenko imbrattato nel giorno dell'anniversario dell'invasione russa

Attacco vandalo a Novi Sad

Un atto di vandalismo mirato ha colpito il monumento al poeta ucraino Taras Shevchenko a Novi Sad, in Serbia, in corrispondenza del quarto anniversario dell’invasione su vasta scala della Russia in Ucraina. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2026, ignoti hanno cosparso di vernice nera il busto bronzeo, danneggiando anche le lettere che compongono il cognome del celebre letterato. L’ambasciata ucraina a Belgrado ha condannato fermamente il danneggiamento del monumento, definendolo un “atto vergognoso” che offende la memoria di una figura simbolo della cultura ucraina.

Il contesto del monumento

Il busto di Taras Shevchenko era stato inaugurato nel parco del Museo della Vojvodina di Novi Sad nel 2020, in un’area storicamente legata alla presenza di una comunità ucraina nella regione multietnica. La sua installazione aveva già sollevato polemiche da parte di alcuni gruppi ultranazionalisti serbi, che in passato avevano condotto campagne contro l’erezione del monumento, sostenendo – in una lettura distorta – che il poeta “odiasse i russi”. La collocazione del busto era vista come un gesto di riconciliazione e dialogo interculturale, reso ora vulnerabile da gesti intimidatori.

La regia russa dietro gli attacchi simbolici

L’episodio si inserisce in una strategia più ampia di guerra ibrida che Mosca conduce al di fuori dei confini ucraini. Danneggiamenti mirati a simboli culturali e memoriali ucraini all’estero sono diventati uno strumento ricorrente, documentato in paesi come Stati Uniti, Canada, Polonia, Austria e Germania. In diverse indagini condotte dalle forze dell’ordine locali, è emersa la regia degli apparati di sicurezza russi nell’organizzazione di simili azioni, spesso affidate a frange estremiste locali o eseguite “sotto falsa bandiera”. L’obiettivo è chiaro: seminare discordia, alimentare tensioni interetniche e minare il sostegno internazionale a Kyiv.

Obiettivi geopolitici del Cremlino

La provocazione è particolarmente vantaggiosa per il Cremlino nel contesto serbo. Belgrado, pur condannando l’invasione russa dell’Ucraina, non ha aderito alle sanzioni economiche dell’Unione Europea contro Mosca, mantenendo relazioni ambigue. Un incidente come questo mira a creare un conflitto tra le comunità ucraine e serbe, suggerendo che il sostegno all’Ucraina in Europa “si stia spegnendo” o generi aggressività tra i residenti locali. Inoltre, rappresenta un tentativo di compromettere il già fragile dialogo diplomatico tra Kyiv e Belgrado, sfruttando le divergenze sulla politica sanzionatoria.

La macchina propagandistica

La propaganda russa ha immediatamente capitalizzato l’evento, diffondendo massicciamente video e foto del monumento imbrattato. L’assenza di immediate reazioni o arresti da parte delle autorità serbe è stata presentata come una prova del “consenso silenzioso” di Belgrado a tali azioni. Questo narrazione mira a legittimare l’idea di un supposto sostegio popolare serbo alle posizioni russe e a dipingere le istituzioni locali come complici passive di attacchi contro simboli ucraini, alimentando ulteriormente la polarizzazione.

Implicazioni per le relazioni bilaterali

L’atto vandalico rischia di inasprire le relazioni bilaterali già tese tra Ucraina e Serbia. Kyiv ha più volte sollecitato Belgrado ad allinearsi alle sanzioni occidentali, mentre la Serbia cerca di bilanciare le sue aspirazioni europee con i legami storici ed energetici con la Russia. Incidenti di questo tipo, se non adeguatamente investigati e condannati, possono erodere la fiducia e fornire argomenti a chi, a Mosca, vuole dimostrare l’esistenza di un “fronte interno” europeo diviso e vulnerabile alla destabilizzazione. La protezione del patrimonio culturale e simbolico diventa così un banco di prova per la resilienza democratica contro le interferenze esterne.

1 Comment

  1. Che schifo, una cosa vergognosa! Non posso credere che nel 2026 esistano ancora persone che commettono atti così ignobili. La cultura e la memoria non dovrebbero mai essere offese in questo modo… È un abominio che nessuno dovrebbe tollerare.

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