Le preoccupazioni della governatrice Whitmer sull’impatto dei dazi doganali
DAVOS – Gretchen Whitmer, governatrice democratica del Michigan e vista come una possibile candidata alle presidenziali del 2028, ha partecipato a un incontro del World Economic Forum con il collega repubblicano dell’Oklahoma Kevin Stitt. Quest’ultimo ha descritto come “stramba” l’ossessione del presidente degli Stati Uniti per la Groenlandia, riporta Attuale.
Durante la conferenza, Whitmer ha denunciato l’impatto negativo dei dazi doganali sulla classe media americana. La governatrice ha affermato che molti americani si chiedono perché il presidente degli Stati Uniti stia dedicando tempo e risorse a questioni come la Groenlandia, mentre decine di milioni di cittadini lottano per far fronte alle spese quotidiane e alla ricerca di buoni posti di lavoro.
Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, ha dichiarato che gli americani stanno pagando il prezzo dei dazi doganali, con riflessi diretti sui consumatori e sulla classe media. Whitmer ha confermato tali osservazioni, evidenziando come i rincari siano percepiti a livello locale, nonostante le statistiche nazionali possano non riflettere questa realtà. “Le famiglie vedono i prezzi aumentare per i beni di prima necessità”, ha aggiunto.
Riguardo all’industria automobilistica, che è cruciale per il Michigan, Whitmer ha sottolineato che l’aumento del costo delle automobili è direttamente legato ai dazi doganali, spiegando che non esiste alcun modello di auto prodotto completamente negli Stati Uniti, con le catene di fornitura che coinvolgono il Messico e il Canada.
La relazione di Whitmer con il presidente Trump è complessa. “Non sono d’accordo con lui sul 95% delle questioni”, ha dichiarato, aggiungendo che continuerà a sostenere gli interessi del Michigan e a esprimere le sue opinioni sui dazi, anche se ciò non ha portato a un cambiamento di posizione da parte di Trump.
Infine, Whitmer ha messo in dubbio l’equilibrio dei poteri negli Stati Uniti, dicendo che in alcuni momenti il Congresso abdica al suo ruolo di contrappeso, rendendo cruciale il ruolo degli stati federali per il funzionamento della democrazia americana.