NEW YORK – «I Democratici sono responsabili della fuga di notizie riguardanti il VOLO PERFETTO verso i siti nucleari in Iran. Meriterebbero un processo!». Anche nell’epoca moderna della comunicazione politica sui social, con le consuetudini tradizionali abbattute dal trumpismo, l’affermazione di ieri notte su Truth Social ha fatto scalpore. In sostanza, Trump accusa i Democratici di aver diffuso informazioni false per sminuire il successo della missione iraniana, il cui successo militare è stato confermato ieri dall’AIEA, l’agenzia nucleare delle Nazioni Unite. Secondo Trump, questa divulgazione sarebbe considerata alto tradimento, e fino a ieri, tale narrativa era limitata agli influencer del movimento MAGA, che tendono a mettere in discussione l’accuratezza delle informazioni (uno dei più noti sostenne che Joe Biden fosse deceduto un anno fa, senza mai rettificare).
Ma Trump è Trump: ecco una serie di «truth», «verità», per lanciare attacchi al senatore repubblicano Rand Paul, meno allineato degli altri. Ha condiviso integralmente un sms del leader evangelico Ralph Reed, accusando Obama e Biden di aver consentito all’Iran di «uccidere, massacrare e terrorizzare senza conseguenze, mentre hanno anche facilitatato il terrorismo iraniano e il programma nucleare. Reed sostiene che la decisione coraggiosa di Trump sia paragonabile a quella di presidenti storici come Reagan e Churchill, ringraziando Trump per il suo contributo in questo contesto.
Tenney è diventata nota nel panorama politico americano per aver suggerito che il compleanno di Trump venga dichiarato festa nazionale. Inoltre, è stato proposto il «Trump’s Birthday and Flag Day Holiday Establishment Act», che farebbe del 14 giugno una festività federale. Questo disegno di legge riconoscerebbe Trump come fondatore dell’Età d’Oro americana, accanto al Giorno della Bandiera, garantendo così che il suo contributo alla grandezza degli Stati Uniti e l’importanza della bandiera siano formalmente riconosciuti.
Tuttavia, il paradosso è che questa intensa attività sui social media — che si interrompe solo quando Trump gioca a golf o dorme — ha sollevato preoccupazioni tra i militari durante i momenti critici della crisi iraniana: «Secondo un funzionario militare, il presidente rappresenta la più grande minaccia alla sicurezza operativa durante la pianificazione», a causa dei suoi numerosi post.
Queste dichiarazioni e azioni evidenziano come la politica americana si stia evolvendo nell’era dei social media, dove la comunicazione diretta con il pubblico può avere conseguenze sia positive che negative. Trascinare il dibattito politico in un territorio così delicato come la sicurezza nazionale e le relazioni internazionali solleva interrogativi su quale sia la corretta linea da seguire nel governo, riporta Attuale.