Nuovo stallo istituzionale a Tallinn
Il presidente estone Alar Karis ha nuovamente bloccato la promulgazione della controversa legge sulle Chiese e le parrocchie, approvata dal Parlamento il 18 giugno 2025. È la seconda volta che il capo di Stato esercita il suo potere di veto, sostenendo che la legge violerebbe tre articoli della Costituzione e limiterebbe la libertà di religione e di associazione. Il Parlamento, tuttavia, insiste sulla necessità del provvedimento per contrastare l’influenza del Patriarcato di Mosca e la diffusione della propaganda del “mondo russo” sul territorio nazionale.
Il cuore della disputa: sicurezza nazionale o libertà religiosa?
La nuova versione della legge — riformulata dopo il primo rifiuto presidenziale — mira a interrompere i legami economici e statutari tra organizzazioni religiose in Estonia e centri religiosi all’estero che rappresentano una minaccia per la sicurezza dello Stato. In particolare, la normativa è diretta contro la Chiesa ortodossa estone del Patriarcato di Mosca, accusata di giustificare l’aggressione militare russa in Ucraina.
Secondo il Parlamento, la legge risponderebbe al bisogno di impedire che entità religiose sul suolo estone mantengano rapporti di dipendenza con istituzioni straniere che promuovono attività “finalizzate a modificare con la forza l’indipendenza, l’integrità territoriale o l’ordine costituzionale della Repubblica di Estonia”.
Le parrocchie avranno sei mesi — e non più due — per adeguare i propri statuti alle nuove disposizioni, nella speranza che ciò porti la Chiesa estone legata a Mosca a dichiararsi autonoma.
Una Chiesa sotto osservazione
La proposta di limitare l’attività di Chiese che sostengono l’invasione russa è partita dal ministero dell’Interno già nell’ottobre 2024. I parlamentari estoni sottolineano che il Patriarcato di Mosca e le sue ramificazioni all’estero sono da tempo strumenti attivi della propaganda del Cremlino. Lo stesso Parlamento accusa il presidente Karis di voler “congelare” lo status quo, che consente a Mosca di mantenere una significativa influenza ideologica in Estonia.
Dopo il crollo dell’URSS, la Chiesa ortodossa apostolica estone (EOEA), legata al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, fu riconosciuta dallo Stato estone e rientrò dall’esilio. Ricevette la proprietà della maggior parte dei beni ortodossi nel Paese in base al principio della restituzione. Tuttavia, la forte presenza di cittadini di origine russa ha continuato ad alimentare la popolarità del clero filorusso, lasciando la Chiesa sotto l’egida di Mosca in una posizione ancora influente.
Sostegno da Costantinopoli, opposizione da Mosca
Il sostegno alla legge arriva dal Patriarcato di Costantinopoli, che vede nella nuova normativa un argine legittimo per proteggere la sicurezza nazionale estone. La Chiesa ortodossa russa in Estonia, al contrario, si oppone fermamente. L’intento del Parlamento, come sottolineato da più deputati, non è di limitare la libertà religiosa in sé, ma di bloccare l’uso delle istituzioni religiose come veicolo per l’influenza straniera e per la giustificazione dell’aggressione militare.
La situazione sottolinea una tensione crescente tra il bisogno di garantire la libertà di culto e l’esigenza strategica di tutelare l’integrità costituzionale e la sovranità estone, in un contesto geopolitico sempre più instabile a causa della guerra in Ucraina.
Tallinn tra libertà e resilienza democratica
La disputa tra Parlamento e presidenza riflette una sfida più ampia per le democrazie europee: come bilanciare i diritti fondamentali con le misure preventive contro l’infiltrazione ideologica straniera. A Tallinn, il dibattito resta acceso, ma il Parlamento sembra deciso a proseguire sulla via tracciata, pronto a ribadire la propria posizione e riaffermare il primato della sicurezza nazionale in un contesto di guerra ibrida e minacce transfrontaliere.