Il Futuro dell’Ucraina: Tra Speranze e Difficoltà Finanziarie
“Kiev non è sola”. Con queste parole Sergio Mattarella ha concluso la prima giornata della Quarta conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, sottolineando che “L’Europa è chiamata a ribadire la volontà di sviluppare un mondo libero contro le volontà di sopraffazione”, riporta Attuale. L’evento, che si è tenuto a Roma, ha visto la partecipazione di oltre 8000 partecipanti, con circa 100 delegazioni, 40 organizzazioni internazionali e 2000 rappresentanti del settore privato, tra cui ben 500 italiane. La gestione politica del governo di Giorgia Meloni ha ottenuto un riscontro positivo, anche se il sostegno concreto resta limitato. L’unità formale dell’Occidente rappresenta una vittoria per Volodymyr Zelensky e per l’ospite.
Il consenso manifestato per la ripresa dell’Ucraina e la sua adesione alla UE è evidente. I momenti di attrito tra i partner europei sembrano essere solo un ricordo. Le conferenze di Roma e il summit dei volontari a Northwood in Gran Bretagna comunicano la stessa determinazione: “Saremo sempre al fianco dell’Ucraina, per tutto il tempo necessario”, ha assicurato Ursula von der Leyen, in un contesto in cui ha visto assente la mozione di censura da parte dell’estrema destra nell’Europarlamento. Giorgia Meloni ha ribadito che “Il piano russo di piegare gli ucraini con freddo, fame e paura è fallito” e ha annunciato l’assunzione del patronato di Odessa, con l’impegno di restaurare il patrimonio culturale, inclusi la cattedrale e il Museo delle Belle arti.
Tuttavia, quando si passa dalle parole ai numeri, la situazione si complica. L’impegno finanziario delle delegazioni accorse si attesta intorno ai 10 miliardi di euro. Von der Leyen ha chiarito che “Le garanzie e le sovvenzioni che stiamo firmando consentiranno di sbloccare oltre 10 miliardi”, stabilendo inoltre che l’Ucraina continuerà a ricevere supporto fino al 2028 e oltre, in concomitanza con l’attuazione del nuovo bilancio europeo. È stata ufficializzata la creazione del Fondo Europeo per la ricostruzione dell’Ucraina, descritto come “il più grande fondo di partecipazione azionaria a livello mondiale”. Questo importo è inferiore ai 16 miliardi e mezzo raccolti durante l’incontro di Berlino dell’anno scorso, che erano già insufficienti rispetto ai 60 miliardi del precedente summit a Londra. I contratti siglati dagli investitori privati nel contesto dell’evento portano la somma totale a 15 miliardi, un risultato modesto rispetto agli oltre 500 miliardi di euro che l’Ucraina considera necessari per la sua ripresa. “Quello che serve è un piano di recupero e di resilienza chiaro”, ha affermato Zelensky, paragonando la situazione attuale a quella del piano Marshall che ha rimesso in piedi l’Europa dopo la guerra.
Nonostante i pochi soldi a disposizione, Kiev ha comunque ottenuto promesse di forniture di armi da parte degli alleati. La risposta di Mosca non si è fatta attendere, con la sua ambasciata in Italia che ha descritto l’evento come una manifestazione di “brama di dominio, avidità e ingordigia” da parte dei leader occidentali, Italia compresa, accusandoli di distorcere la realtà. A conti fatti, il bilancio di Meloni è complessivamente positivo: i timori sollevati dal suo viaggio a Washington sembrano già dimenticati, e Mattarella ha considerato la premier rientrata in un’ottica di maggior fiducia. Anche le principali capitali europee sembrano stabilire una valutazione favorevole nei suoi confronti. Keith Kellogg, l’inviato speciale degli Stati Uniti, ha confermato l’importanza della presenza americana nel processo, sebbene Giorgia Meloni continui a cercare di mediare ogni volta che si presenta l’occasione, consciamente costretta a scegliere l’Europa in un contesto in cui il sovranismo ha lasciato tracce più deboli.