Incendio nel Parco Nazionale del Vesuvio: una situazione critica continua a evolversi
Da sei giorni, un incendio sta devastando il Parco nazionale del Vesuvio, con fiamme attive su almeno tre fronti, mettendo a dura prova le capacità di vigili del fuoco, volontari e forze di soccorso. La situazione più allarmante si verifica nella valle del Gigante, direzione Monte Somma, nel sud del cratere e in zona Vicinale, dove il vento ha ravvivato le fiamme in modo violento. Seppur il fronte del fuoco inizialmente si estendesse per tre chilometri, ora ha subito una significativa riduzione, ma la preoccupazione rimane elevata, con fumi visibili fino a Napoli. A seguito della dichiarazione di stato di emergenza da parte del ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, sono stati mobilitati diversi mezzi aerei, tra cui sei Canadair e quattro elicotteri della Protezione Civile, supportati da squadre di volontari e miltari impegnati a spezzare le linee di fuoco, riporta Attuale.
Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha riunito il Centro di coordinamento soccorsi per armonizzare le operazioni a terra con quelle aeree, in collaborazione con il Dipartimento della Protezione civile e la Regione Campania. Sebbene la situazione resti critica dopo quasi una settimana di incendi, il panico delle prime giornate è diminuito, quando le ceneri degli incendi ricadevano su circa venti comuni situati lungo le pendici del Vesuvio. Raffaele De Luca, sindaco di Trecase e presidente dell’Ente Parco, ha espresso un sospiro di sollievo: “Le squadre da terra sono già all’opera per la bonifica, coinvolgendo numerosi uomini – ha dichiarato –. Questo lavoro è essenziale e impegnativo, poiché aiuta a prevenire la ripresa del fuoco”.
De Luca, come molti altri sindaci della zona, ha sottolineato la natura dolosa degli incendi, notando che nelle maggior parte dei casi (circa il 90%) gli incendi boschivi sono causati da azioni intenzionali o negligenti. In risposta all’emergenza, la Procura della Repubblica di Nola ha avviato un’inchiesta per individuare le cause degli incendi e verificare se vi siano elementi di dolo, come sospettato. Attualmente, non sono state formulate ipotesi di reato e non ci sono persone indagate, in attesa della relazione dei carabinieri forestali, che hanno formati una task force di esperti per determinare l’origine delle fiamme.
Esprimono preoccupazione anche le comunità locali per un possibile coinvolgimento della camorra nel favorire queste incendi, mirati a influenzare la gestione degli appalti e la riforestazione del Parco, oltre a danneggiare gli imprenditori agricoli del ‘Lacryma Christi’, un vino pregiato del Vesuvio, e dei prodotti tipici come il Pomodorino del piennolo e le albicocche ‘pellecchielle’. La tensione è palpabile in una comunità esausta, che ha visto andare in fumo vigneti, frutteti e intere aree boschive. Le stime sui danni, ancora in fase di valutazione, potrebbero superare quelle della devastante estate del 2017. Mentre i danni sono ancora in fase di conteggio definitivo, la situazione si presenta come una ferita profonda per l’ecosistema locale. Dall’altro lato, dopo i primi incendi, sono stati registrati nuovi tentativi di alimentare le fiamme in altre aree.