La tragica fine di Anas al Sharif: un simbolo del giornalismo sotto assedio a Gaza
Dopo che il giornalista di Al Jazeera, Anas al Sharif, è stato ucciso in un bombardamento mirato, Israele ha rivendicato l’attacco con una dichiarazione sui social media che recitava: «COLPITO». Al Sharif è deceduto mentre si trovava in una tenda a Gaza, assieme ad altre sei persone, tra cui quattro giornalisti. Pochi minuti prima del suo decesso, aveva pubblicato su X un video che testimoniava i bombardamenti in corso, riporta Attuale.
La morte di un giornalista è considerata un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. Secondo il Committee to Protect Journalists, 192 giornalisti palestinesi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza dall’inizio del conflitto; di questi, almeno 184 sono stati colpiti da bombardamenti israeliani. Tuttavia, è raro che Israele ammetta la sua responsabilità, preferendo parlare di errori o incidenti. Questa è la prima volta che il governo israeliano rivendica chiaramente l’uccisione di un operatore dei media, definendo al Sharif non un vero giornalista, ma «un terrorista che recitava da giornalista».
Anas al Sharif, originario del campo profughi di Jabalia, in Gaza, aveva 28 anni e rappresentava una voce cruciale nelle difficili condizioni in cui operano i giornalisti nella regione. Con l’impossibilità per i media internazionali di accedere liberamente a Gaza, al Sharif era diventato una delle poche fonti dirette di informazione sulla situazione attuale. Recentemente, il suo nome era emerso in un video in cui esprimeva sollievo per un accordo di cessate il fuoco, che però Israele avrebbe disatteso. Inoltre, al Sharif aveva ottenuto la laurea in Giornalismo radiotelevisivo presso l’Università di al Aqsa, iniziando la carriera collaborando con media locali.
Al Sharif era divenuto uno dei giornalisti più noti tra coloro che operavano a Gaza, guadagnandosi un’ampia audience nel mondo arabo e accumulando centinaia di migliaia di follower sui social. La sua collaborazione con Reuters gli era valsa la partecipazione alla vittoria del premio Pulitzer per la miglior foto di news, grazie a una sua fotografia della devastazione causata dai bombardamenti israeliani. In gennaio, un video di al Sharif in cui annunciava un accordo di pace aveva colpito l’attenzione dei media.
Fino alla sua morte, al Sharif rappresentava uno dei pochi giornalisti ancora operativi nella zona di Gaza. Prestando la sua voce nei notiziari, l’agenzia delle Nazioni Unite per la libertà di espressione lo aveva definito «l’ultimo giornalista di Al Jazeera a sopravvivere nel nord di Gaza». Le accuse dell’esercito israeliano nei suoi confronti si erano amplificate dall’ottobre 2023, sostenendo di aver trovato documenti che dimostravano la sua affiliazione con Hamas. Tuttavia, tali prove sono state giudicate inaffidabili, e l’integrità di al Sharif è stata sempre difesa da Al Jazeera.
Negli ultimi mesi, al Sharif aveva ricevuto minacce dirette, sia attraverso telefonate che comunicazioni via WhatsApp, che lo invitavano a cessare le sue attività giornalistiche. Tali pressioni erano state accompagnate da una campagna mediatica intensificata da parte del governo israeliano, che aveva cercato di screditare il suo lavoro. Netanyahu stesso aveva ripetutamente negato l’esistenza di una crisi umanitaria a Gaza, cosa non corroborata da fonti indipendenti.
La situazione in cui operava al Sharif evidenzia le enormi difficoltà affrontate dai giornalisti nella Striscia di Gaza, dove le interazioni con Hamas sono spesso inevitabili e le minacce provenienti da Israele quotidiane. La sua morte rappresenta non solo una tragica perdita per la sua famiglia e i suoi colleghi, ma anche un duro colpo per il diritto all’informazione e alla libertà di stampa in una delle regioni più critiche del mondo.
È incredibile come un paese possa silenziare le voci di chi cerca solo di informare. Non si possono perdere più esseri umani in questa guerra insensata. La morte di Anas al Sharif è solo l’ennesima prova che il diritto alla libera informazione è sotto attacco… che tristezza!