Vertice a Washington: passidiplomatici e segnali per il futuro
Di Gabriella Ferrero –Washington DC, 19 agosto 2025 – Si è appena concluso a Washington il summit tra il Presidente USA Donald Trump, il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e i leader europei, inclusa la premier italiana Giorgia Meloni, che appena terminato l’incontro si è messa subito in volo verso Roma. Il volo verso Roma chiude una giornata cruciale, ma l’attenzione resta altissima: i prossimi giorni – e soprattutto il possibile incontro tra Putin e Zelenskyy – diranno se i segnali emersi a Washington avranno seguito concreto o resteranno confinati alle dichiarazioni di principio, riporta Attuale.
Trump ha lasciato intendere che “un incontro Zelenskyy–Putin–Trump” si terrà “molto presto”, forse già entro due settimane. Una prospettiva che apre scenari delicati e incerti dopo una giornata intensa, densa di segnali politici, dichiarazioni calibrate e passaggi simbolici che potrebbero incidere sugli sviluppi del conflitto ucraino nelle prossime settimane.
Meloni è giunta alla Casa Bianca nel primo pomeriggio, accolta in un contesto di grande formalità. Abito scuro, stile sobrio ma deciso, in linea con il tono istituzionale dell’incontro. Nella Sala Est, Trump ha riunito Zelenskyy e i rappresentanti di Regno Unito, Francia, Germania, Finlandia e Commissione Europea. L’obiettivo: riaffermare il sostegno occidentale a Kyiv. Nelle immagini circolate dopo l’incontro, i leader europei sono apparsi quasi come una “guardia del corpo” attorno al presidente ucraino: un segnale visibile di unità, concepito anche per arginare le pressioni su Kyiv a considerare concessioni territoriali.
L’incontro annunciato tra Zelenskyy e Putin, con Trump come mediatore, potrebbe essere un punto di svolta. Per Roma e Bruxelles la sfida sarà evitare che il negoziato si trasformi in un diktat a spese di Kyiv.
La premier Meloni, seduta sempre vicino a Trump, ha ribadito la necessità di compattezza, ricordando che “non esistono soluzioni semplici” e che la pace deve andare di pari passo con giustizia e sicurezza. Meloni ha rilanciato il ruolo dell’Italia come ponte transatlantico, difendendo con forza la sovranità ucraina e richiamando Washington a non indulgere in logiche di contenimento che rischierebbero di dividere il fronte occidentale. L’Italia ha rilanciato la proposta di una clausola di sicurezza collettiva, modellata sull’Articolo 5 della NATO, da estendere in prospettiva anche all’Ucraina. Un concetto che troverebbe sostegno in parte dell’establishment europeo e che potrebbero rafforzare la deterrenza contro nuove offensive russe. Meloni ha difeso l’unità occidentale e rilanciato un approccio fermo ma pragmatico: la pace in Ucraina non può essere un compromesso al ribasso, ma deve fondarsi su garanzie reali. L’Europa non accetterà soluzioni che compromettano la sovranità ucraina. La coesione, almeno in questa fase, resta il pilastro dell’approccio europeo.
“Tutti sono molto felici della possibilità di PACE tra Russia e Ucraina. Al termine degli incontri ho chiamato il Presidente Putin e avviato i preparativi per un incontro trilaterale, che includerà i due Presidenti e me stesso, in una sede da definire.
Il Presidente Donald Trump ha scritto su Truth Social che l’incontro di oggi a Washington è stato “un primo, ottimo passo per una guerra che dura ormai da quasi quattro anni”. Ha aggiunto che il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff stanno “coordinando con Russia e Ucraina”.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha inoltre dichiarato che uno scambio completo di prigionieri è parte essenziale per porre fine alla guerra. Altri leader europei hanno ribadito il loro sostegno a un cessate il fuoco. Zelenskyy ha inoltre confermato che le discussioni sulle garanzie di sicurezza includono un piano da 90 miliardi di dollari per l’acquisto di armi americane attraverso l’Europa e un accordo preliminare per la fornitura di droni ucraini agli Stati Uniti.
Il vertice ha aperto una fase diplomatica cruciale: una partita in cui il confine tra pragmatico realismo e riduzione delle ambizioni si gioca sulla robustezza delle garanzie e sul ruolo delle democrazie occidentali come partner equilibratori. La sfida per i prossimi giorni sarà verificare se la retorica si tradurrà in un impegno concreto nel tempo.