L’Unione Europea ha approvato il 19° pacchetto di sanzioni contro la Russia, volto ad aumentare la pressione in risposta all’invasione dell’Ucraina. Le nuove misure includono restrizioni alla flotta “ombra” di Mosca, al sistema bancario e ulteriori limiti sull’export di petrolio. Nel pacchetto figurano oltre 2500 persone fisiche e giuridiche, tra cui Lukoil e la sua controllata Litasco. Berlino e Parigi hanno spinto la Commissione Europea a inserire le società coinvolte nell’export di greggio russo.
L’allarme di Sikorski sui rischi ambientali
Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, in un’intervista a Frankfurter Allgemeine, ha denunciato che i proventi della vendita di petrolio tramite petroliere della flotta “ombra” russa finanziano l’apparato militare di Mosca. Ha sottolineato che queste navi, spesso vecchie e poco assicurate, attraversano il Mar Baltico in condizioni precarie, mettendo a rischio la sicurezza ambientale. Sikorski ha suggerito che Germania e NATO possano valutare la creazione di una zona di controllo marittimo nel Mare del Nord per monitorare il traffico dei vecchi tanker diretti verso le acque baltiche. Ha avvertito che lo sfruttamento di queste navi espone l’Europa a un disastro ecologico senza precedenti.
Incidenti marittimi e catastrofi ambientali
Il capo della diplomazia polacca ha ricordato la catastrofe ecologica avvenuta nel dicembre scorso, quando due petroliere della flotta “ombra”, Volgoneft-212 e Volgoneft-239, affondarono vicino allo stretto di Kerch riversando oltre 8.000 tonnellate di carburante nel Mar Nero. L’ONU ha rilevato che i tanker coinvolti erano obsoleti, costruiti per la navigazione fluviale e registrati sotto enti classificatori russi, senza rispettare gli standard internazionali. Nonostante l’incidente, Mosca continua a utilizzare oltre 80 navi della serie Volgoneft nel Mediterraneo, nel Baltico e nel Mar Nero, con rischi elevati per la sicurezza marittima e l’ecosistema.
Reazioni e condanne internazionali
Le Nazioni Unite e l’IMO hanno già richiamato l’attenzione sulla minaccia ambientale legata all’uso della flotta “ombra”, mentre governi come quelli di Nuova Zelanda, Canada e Regno Unito hanno adottato sanzioni specifiche contro queste navi e le compagnie che le gestiscono. Il Canada ha colpito direttamente le petroliere Volgoneft-212 e Volgoneft-239, evidenziando per la prima volta il legame tra crimini ambientali e flotta “ombra”. Londra, invece, ha ampliato le restrizioni a 70 navi e 30 società russe, chiedendo un coordinamento internazionale più ampio.
Un rischio globale per sicurezza ed ecologia
Secondo gli esperti, la Russia continua a sfruttare tanker obsoleti non solo per aggirare le sanzioni, ma anche come strumento strategico di pressione, accettando il rischio di catastrofi ambientali. Finora sono stati registrati oltre 8000 episodi di danni all’ambiente dovuti alla guerra, con un costo stimato di 85 miliardi di euro, di cui 14 miliardi solo per l’ecosistema del Mar Nero. La comunità internazionale teme che senza un’azione congiunta il “sistema ombra” dei trasporti petroliferi russi possa provocare nuove emergenze ecologiche di vasta portata.