La richiesta di condanna massima per Giovanni Castellucci per il crollo del ponte Morandi
Dopo “vent’anni di continue scelte a sfavore della sicurezza, non solo del Morandi”, il 2025 per l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, è l’anno della resa dei conti, riporta Attuale. Già detenuto, dall’aprile scorso, nel carcere milanese di Opera con una condanna definitiva a sei anni per disastro e omicidio colposo in riferimento alla strage del viadotto Acqualonga, Castellucci rischia ora 18 anni e 6 mesi di reclusione per il crollo del ponte Morandi. La procura di Genova ha avanzato la “richiesta massima” alla luce degli elementi di gravità contro l’ex manager.
A oltre sette anni dalle 11.36 del 14 agosto 2018, che ha causato la morte di 43 persone, il pm Walter Cotugno ha chiuso l’ultima parte della requisitoria iniziata a giugno cercando quasi 400 anni di reclusione complessive per i 57 imputati. Tuttavia, l’attenzione si è concentrata sulla figura di Castellucci.
I pubblici ministeri sostengono che l’ex amministratore delegato fosse a conoscenza delle condizioni del viadotto Polcevera dal 2009, ma abbia ritardato gli interventi per massimizzare i profitti dell’azienda. “Un’enciclopedia di elementi negativi per Castellucci, tutti uno più grave dell’altro. Qua siamo al massimo livello di colpa possibile. Perché si è comportato così? Gestiva Autostrade come la gallina dalle uova d’oro”, ha affermato il pubblico ministero, sottolineando la sua ricerca di “profitto, prestigio personale, benefit vari e carriera”.
Inoltre, l’accusa ha evidenziato il clima di intimidazione creato attorno a Castellucci, paragonandolo a “Lord Voldemort”, affermando che nessuno osava contraddirlo. Questa situazione, come emerso in un precedente giudizio del Tribunale del Riesame, ha rivelato in Castellucci una “totale mancanza di scrupoli per la vita e l’integrità degli utenti”.
Tra le richieste di pena più severe figurano quelle per Michele Donferri Militelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi (15 anni e 6 mesi), Gabriele Camomilla, direttore centrale delle manutenzioni (14 anni), e altri, con richieste che variano da 2 anni a oltre 13 anni di reclusione per diversi imputati. La richiesta di pena più bassa è stata nel confronto di un tecnico di Spea, Massimo Ruggeri: 2 anni, 4 mesi e 20 giorni.
“Soddisfazione” è stata espressa dalla presidente del Comitato parenti delle vittime, Egle Possetti. In risposta, Guido Carlo Alleva, uno dei legali di Castellucci, ha definito la richiesta dei pm “spaventosa, inaccettabile nell’entità e nelle motivazioni”. Le parti civili torneranno in aula lunedì 20 ottobre per presentare le loro conclusioni, con le difese pronte a discutere dal primo dicembre. La sentenza è attesa nel corso del 2026.