Milano – Davide Cavallo, prima della Camera di Consiglio nel processo contro i due aggressori che lo hanno gravemente ferito lo scorso ottobre a Milano, ha chiesto al giudice di potersi avvicinare e abbracciare i due imputati. Cosa che poi è avvenuta. I tre hanno anche a lungo parlato. Al termine dell’udienza Davide Cavallo è uscito scortato dai genitori e non ha voluto parlare, riporta Attuale.
La sentenza
Oggi il gup di Milano, Alberto Carboni, ha condannato in abbreviato a 20 anni di reclusione uno dei due imputati maggiorenni ritenuti responsabili del tentato omicidio di Davide Cavallo, giovane di 22 anni aggredito per rubare una banconota di 50 euro. La pena più alta è stata inflitta all’esecutore materiale dell’aggressione, condannato a 19 anni, mentre l’altro imputato ha ricevuto una pena inferiore di 18 anni, oltre a 10 mesi per omissione di soccorso. La vittima si è presentata in Tribunale con delle stampelle ed era presente al momento della lettura della sentenza.
Il messaggio
“Il pensiero di Davide nei confronti di entrambi gli imputati è che in futuro possano essere delle persone migliori. Davide è rimasto stupito della pena molto alta inflitta ad A.C. e si augura che anche A.A. possa imparare dalla vicenda”, ha riferito la difesa al termine del processo. Il gup Alberto Carboni ha inflitto 20 anni al diciottenne, responsabile delle coltellate che Davide porta ancora oggi. La brutale aggressione è avvenuta il 12 ottobre in corso Como, con il solo intento di rubare 50 euro alla vittima, anche due minorenni sono stati arrestati in relazione a questo crimine.
La lettera di perdono
Alla fine della requisitoria e delle arringhe difensive, Davide ha chiesto di avvicinarsi alla gabbia degli imputati. Ha parlato con loro a lungo e ha condiviso un abbraccio con entrambi. Un perdono che, di recente, il 22enne aveva manifestato in una lunga lettera. Il giudice ha stabilito anche una previsione di risarcimento di 500mila euro per la vittima, oltre a 50mila euro ciascuno per la madre Stefania, il padre Salvatore e il fratello. Il verdetto “ha stupito” la vittima e l’ha anche “scosso”. Ai giornalisti è stato chiesto di lasciarlo andar via senza fare domande, in quanto non desiderava parlare.