Confermata in appello la condanna a Delmastro per rivelazione di segreti d’ufficio nel caso Cospito

20.05.2026 18:55
Confermata in appello la condanna a Delmastro per rivelazione di segreti d'ufficio nel caso Cospito

Roma, 20 maggio 2026 – È stata confermata anche in appello la condanna a otto mesi per Andrea Delmastro, l’ex sottosegretario alla Giustizia imputato per rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito della vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito, riporta Attuale.

Con questa decisione, i giudici della terza Corte d’Appello di Roma hanno respinto la richiesta della Procura generale che aveva sollecitato l’assoluzione dell’esponente della maggioranza “perché il fatto non costituisce reato”.

“Non condivido la decisione della Corte d’Appello, ma ne prendo atto. Non ho intenzione di fermarmi qui. Andrò fino in Cassazione, con quattro richieste assolutorie, nella certezza di riuscire finalmente a dimostrare la correttezza del mio operato, senza se e senza ma,” ha dichiarato in una nota Andrea Delmastro delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia.

Delmastro: “Faremo ricorso in Cassazione”

La decisione è arrivata dopo oltre due ore di camera di consiglio. Dopo la lettura del dispositivo, Delmastro – che si è dimesso da sottosegretario dopo il caso ‘Bisteccheria d’Italia’ – ha lasciato la Corte d’Appello senza fare dichiarazioni. “Sicuramente faremo ricorso in Cassazione,” ha soltanto detto lasciando piazzale Clodio.

Anche il suo legale, l’avvocato Andrea Milano, ha ribadito l’intenzione di fare ricorso. “Sono deluso e stupito della sentenza: andremo fino in fondo. Come detto anche dalla Procura generale, le presunte notizie rivelate non erano segrete.”

Il caso Cospito: cosa è successo

Al centro del procedimento ci sono alcune dichiarazioni fatte in Parlamento dal vicepresidente del Copasir e responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, nel febbraio di tre anni fa. Il collega di partito di Delmastro riferì alla Camera il contenuto di conversazioni avvenute nell’ora d’aria nel carcere di Sassari tra Cospito e alcuni detenuti di camorra e ‘ndrangheta, anche loro al 41 bis. Informazioni che Donzelli aveva avuto dal compagno di partito, che ha la delega al Dap.

Quanto riferito da Delmastro a Donzelli faceva parte di un’informativa proveniente dall’amministrazione penitenziaria, su cui era apposta la dicitura “a limitata divulgazione”, predisposta sulla base dell’osservazione in carcere dei detenuti e che lo stesso Delmastro aveva chiesto di visionare.

I colloqui indicavano l’auspicio che quella contro il carcere duro diventasse una battaglia comune tra boss mafiosi e l’anarchico, che ha poi iniziato un lungo sciopero della fame per protestare contro il regime del 41 bis.

Il braccio di ferro tra procura e Corte d’Appello

Nella requisitoria, il sostituto procuratore generale Tonino Di Bona – nel motivare la richiesta di assoluzione – ha affermato che “non vi era certezza sulla segretezza” degli atti diffusi, su cui “c’era limitata divulgazione ma nessuno ne aveva segnalata la riservatezza”. Una ricostruzione, quella di Di Bona, già bocciata dai giudici di primo grado che, nelle motivazioni della sentenza, hanno scritto che “la comunicazione di tali notizie” ha “comportato un concreto pericolo per la tutela e l’efficacia della prevenzione e repressione della criminalità” e che Delmastro “non può essere ritenuto tanto leggero e superficiale, come per certi versi vorrebbero difesa e procura, da non aver considerato e non essersi reso conto della valenza e delicatezza, e in definitiva della segretezza, di quelle informazioni”.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere