Ripopolamento montano in Italia: un fenomeno crescente tra giovani e pensionati
Roma, 19 ottobre 2025 – Un significativo cambiamento demografico sta avvenendo nelle aree montane italiane, con un aumento deciso di persone che, tra il 2019 e il 2023, hanno scelto di trasferirsi nelle piccole comunità, lasciando le città. Per la prima volta, i migranti interni sono stati più numerosi degli stranieri, con 64mila italiani contro 36mila stranieri. Questo trend positivo è continuato nel 2024, portando a un ulteriore incremento di 35mila residenti, ma la maggioranza rimane composta da immigrati dall’estero, 22mila. La situazione, come evidenziato dal rapporto dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem), dimostra che le storiche tendenze migratorie stanno subendo un’inversione, riporta Attuale.
Il rapporto segnala che i protagonisti di questo spostamento sono per lo più ventenni, trentenni, cinquantenni e pensionati. Molti hanno riscoperto il valore della “terra dei nonni”, rinunciando alla vita urbana per dedicarsi all’agricoltura, all’apicoltura o all’allevamento. Questo fenomeno è particolarmente evidente nel Nord dell’Appennino, toccando regioni come Toscana, Emilia Romagna e l’arco alpino.
Dal 2019 al 2023, quasi 100.000 persone hanno deciso di vivere in comuni montani. Marco Bussone, presidente di Uncem, sottolinea che il saldo migratorio, sebbene diverso dal naturale, è positivo del 10 per mille in questo periodo, suggerendo una nuova “carica dei centomila” di abitanti. Bussone avverte, però, che l’Italia nel suo complesso rischia di perdere 5 milioni di abitanti nei prossimi 15 anni, evidenziando una crisi demografica radicata e complessa, dove le morti superano le nascite.
La tendenza al ripopolamento emerge in un contesto di crisi, dove la vita di città, bloccata dalla pandemia e dai costi elevati, ha spinto molte persone a cercare alternative più sane e sostenibili. Tra le motivazioni, il costo della vita in città, abbinato alla ricerca di una qualità della vita migliore, sembra determinante. Gli spostamenti sono alimentati da un desiderio di rallentare rispetto ai ritmi frenetici delle città e dalla volontà di crescere i propri figli in un ambiente più salubre.
Il telelavoro ha inoltre facilitato queste scelte, permettendo a molte famiglie di lavorare a distanza, mentre i comuni montani necessitano di investimenti in servizi come asili e assistenza sanitaria. Bussone sottolinea che le comunità montane devono attrezzarsi per meglio rispondere alle esigenze dei nuovi residenti, garantendo servizi adeguati e un’infrastruttura di trasporti pubblici efficiente.
Questo nuovo afflusso di residenti offre un’opportunità unica di rinascita per le comunità montane, ma richiede un approccio attento e lungimirante per affrontare le sfide delle infrastrutture e dei servizi, affinché il fenomeno non si riveli fragile. La presenza di nuove famiglie e la crescita dell’imprenditoria giovanile indicano un rinnovato ottimismo verso il futuro di queste aree.
Che storia incredibile! Vedere così tanta gente tornare nei borghi è una boccata d’aria fresca. La vita in montagna ha il suo fascino, ma sarà davvero sostenibile? Spero che i servizi migliorino, altrimenti si rischia di tornare al punto di partenza…