Allerta sulla crescita della mobilità sanitaria in Italia
Roma, 9 novembre 2025 – La mobilità sanitaria interregionale sta registrando un notevole incremento, mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale. È necessaria l’adozione di un grande patto nazionale, poiché la situazione attuale non è sostenibile, riporta Attuale. L’allerta proviene dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale (Pd), il quale ha riaperto il dibattito sulle crepe della sanità pubblica, in concomitanza con le dichiarazioni del ministro della Salute Orazio Schillaci che ha riconosciuto che la necessità di spostamenti per ricevere cure rappresenta una “sconfitta per la nazione”. De Pascale ha sottolineato il trend di mobilità in crescita, inclusa quella “impropria”, evidenziando: “Il sistema rischia di non reggere, non ci sono infermieri e professionisti infiniti per aumentare senza limiti l’offerta”.
Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha confermato che la pressione in Emilia-Romagna è “molto inferiore” rispetto a quella della sua regione, avvertendo: “Se non si modifica il modello, i soldi saranno sempre insufficienti”. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Gimbe, nel 2022 la mobilità sanitaria ha raggiunto un valore di 5,04 miliardi di euro, il livello più elevato dal 2010, con un incremento del 18,6% rispetto al 2021. Questo ammonta al 3,86% della spesa sanitaria totale, corrispondente a circa 750mila ricoveri annuali.
Le regioni che attraggono la maggior parte della mobilità attiva sono Lombardia (22,8%), Emilia-Romagna (17,1%) e Veneto (10,7%), insieme rappresentano oltre la metà del totale. Lazio (8,6%), Piemonte (6,1%) e Toscana (6%) completano il quadro. Al contrario, quelle con il maggior indice di “fuga” sono Lazio (11,8%), Campania (9,6%) e Lombardia (8,9%). Tra le regioni con saldo positivo, dove le prestazioni per non residenti superano quelle ricevute dai residenti in altre zone, figurano anche Toscana, Molise, Trento e Bolzano. Invece, il 78,8% del saldo negativo si concentra in Abruzzo, Lazio, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania. Situazioni di saldo negativo moderato riguardano Umbria, Marche, Liguria, Basilicata, Sardegna, mentre Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta presentano un saldo minimo.
Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha commentato che il sottofinanziamento grave del Ssn sta mettendo in crisi anche le regioni più ricche del Nord, rendendo difficile garantire elevati standard di qualità dei servizi. L’eccesso di mobilità attiva compromette la possibilità di fornire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) ai cittadini residenti. “La ‘portabilità’ del diritto alla salute entra in competizione con la garanzia dei diritti dei residenti, poiché nessuna regione può aumentare indefinitamente la produzione di servizi”.
Nel 2022, l’85,8% della mobilità sanitaria ha riguardato prestazioni di ricovero ordinario e day hospital (69,9%) e specialistica ambulatoriale (15,9%). Le strutture private accreditate erogano oltre la metà di tali prestazioni, attirando più servizi rispetto al pubblico (+26,2% per i ricoveri, -6,1% per la specialistica ambulatoriale). “Dopo i tagli invisibili annunciati per il periodo 2023-2026, che hanno sottratto al Ssn oltre 17,5 miliardi di euro, si profila uno scenario preoccupante”, ha aggiunto Cartabellotta. Il divario tra le previsioni di spesa contenute nel Dpfp e la quota di Pil assegnata al Fondo sanitario nazionale è significativo, con un gap previsto pari a 6,8 miliardi di euro nel 2026, 7,6 miliardi nel 2027 e 10,7 miliardi nel 2028. Le regioni dovranno affrontare la scelta di ridurre i servizi o aumentare le imposte locali. Cartabellotta ha concluso affermando che è essenziale “rifinanziare adeguatamente la sanità, attuare riforme strutturali e migliorare l’efficienza e la programmazione, in particolare per le Regioni del Mezzogiorno”.