Nuove email su Epstein: squilibri tra i media e reazioni politiche
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Sui media americani si susseguono narrazioni contrastanti: la Cnn e gran parte dei media mainstream si concentrano sulle email di Jeffrey Epstein rese pubbliche mercoledì, mentre Fox News ha riportato brevemente la notizia per poi deviare su altri temi. I canali di streaming di destra, compresi quelli del movimento Maga (Make America Great Again), hanno minimizzato le nuove email, definendole un imbroglio orchestrato dai Democratici, come affermato dal presidente Trump. L’influencer di destra Jack Posobiec ha dichiarato che le email dimostrano solo che Epstein e i suoi associati cercano di intrappolare Trump. Megyn Kelly, ex conduttrice di Fox e ora podcaster, ha commentato che, sebbene le email non offrano una rappresentazione positiva, di fatto non presentano “grande sostanza”. Jesse Watters di Fox ha sostenuto che la pubblicazione abbia avuto ripercussioni negative per i Democratici, nonostante fino a pochi mesi fa gli influenzatori di destra aspettassero con ansia rivelazioni su Epstein, infuriandosi con la ministra della Giustizia Pam Bondi per promesse non mantenute di trasparenza, mentre i progressisti manifestavano noia, etichettando tutto come teorie del complotto, riporta Attuale.
Lo scorso luglio, Steve Bannon, ex stratega di Trump e conoscente di Epstein, ha dichiarato al Corriere di pianificare la pubblicazione di un documentario in dieci puntate sul finanziere. Bannon ha anche difeso Trump, affermando che il presidente avesse ordinato a Bondi di richiedere la pubblicazione di documenti e trascrizioni dai processi e dalle accuse rivolte a Maxwell ed Epstein. Tuttavia, quando il Wall Street Journal ha pubblicato articoli relativi a un presunto biglietto di auguri di Trump a Epstein, Bannon ha definito tale iniziativa un “attacco politico chiaro” contro il presidente, soprattutto alla vigilia della pubblicazione da parte di Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence nazionale, di documenti declassificati che hanno unito la base Maga. Quando i Democratici hanno iniziato ad interessarsi al caso, Trump ha esortato i suoi sostenitori a smettere di aiutare i rivali.
La Casa Bianca ha evitato di commentare le nuove email. Mercoledì sera, Trump ha firmato per la riapertura del governo dopo la fine dello shutdown, ma ha eluso le domande dei giornalisti riguardanti il caso Epstein, definendolo un attacco dei rivali per distogliere l’attenzione dal successo della riapertura. La first lady Melania Trump, presente al fianco del marito durante un evento per la firma di un ordine esecutivo sulle adozioni, è coinvolta in una causa contro il giornalista Michael Wolff, il quale accusa Melania di tentare di silenziarlo dopo che i suoi avvocati hanno minacciato un’azione legale per un miliardo di dollari in caso di non ritiro di presunti commenti diffamatori che la collegano a Epstein.
Le nuove email non comportano implicazioni legali dirette per Trump, ma suggeriscono che fosse a conoscenza di più abusi di Epstein di quanto ammesso. La trasparenza del suo governo sembra incompleta. La prossima settimana, la Camera dei Rappresentanti si preparerà a votare per costringere il governo a pubblicare tutti i documenti riguardanti Epstein. Questo è reso possibile da una petizione con 218 firme, prevalentemente democratiche, ma con il supporto di quattro Repubblicani. Ro Khanna, un Democratico della California, e Thomas Massie, un Repubblicano del Kentucky che ha co-sponsorizzato la petizione, terranno una conferenza stampa con le vittime degli abusi. Massie, un conservatore libertario che ha spesso sfidato Trump, è tra i quattro “ribelli” Repubblicani, insieme a Nancy Mace, Lauren Boebert e Marjorie Taylor Greene, che hanno manifestato empatia verso le sopravvissute a Epstein. Malgrado eventi di comunicazione con Trump, nessuna di loro è stata dissuasa.
L’aspettativa è che il numero di Repubblicani al voto per la pubblicazione dei file aumenti, in quanto desiderano dimostrare “trasparenza” ai loro elettori. Molti ritengono che la vicinanza al potere abbia permesso a Epstein di operare con impunità. Tuttavia, l’approvazione della legge in Senato rimane incerta. Va inoltre ricordato che Epstein aveva già fatto accuse contro Trump in passato: Wolff aveva rilasciato registrazioni prima delle elezioni, eppure Trump è stato rieletto con 77 milioni di voti.