La repressione del regime iraniano contro i manifestanti: le forze di sicurezza e il loro coordinamento centrale

13.01.2026 17:55
La repressione del regime iraniano contro i manifestanti: le forze di sicurezza e il loro coordinamento centrale

Repressione brutale in Iran: centinaia di manifestanti uccisi durante le proteste

Il regime iraniano sta attuando una severa repressione contro i manifestanti in queste settimane, impiegando forze di polizia, militari, di sicurezza e d’intelligence, tutte coordinate centralmente e in molti casi rispondenti direttamente alla Guida Suprema Ali Khamenei, la massima autorità politica e religiosa del paese. Questo dispiegamento di forze si è rivelato decisivo nel mantenere il controllo su ogni tentativo di ribellione e nel prevenire possibili colpi di stato all’interno delle forze armate, riporta Attuale.

Le proteste, iniziate a fine dicembre 2024, hanno portato alla morte di centinaia di persone. Le stime variano notevolmente, anche perché il regime ha pressoché bloccato la connessione internet e non consente una stampa libera nel paese, rendendo difficile ottenere dati precisip.

La sorveglianza interna e la repressione sono gestite principalmente da tre enti: la polizia della Repubblica Islamica, nota come NAJA o FARAJA; le milizie bassij, che significano “mobilitazione” in farsi; e i Guardiani della Rivoluzione, una forza militare formata nel 1979, noti anche come pasdaran. Questi ultimi, in particolare, detengono un potere significativo e comandano le operazioni più importanti. Sebbene esista anche un esercito regolare, le sue funzioni sono limitate principalmente alla difesa dei confini e non si occupa di repressione interna.

Il piano più basso della gerarchia è occupato dalla polizia regolare, composta da circa 100-200mila agenti, un numero non ufficialmente confermato. Questo corpo è alle dirette dipendenze del Ministero dell’Interno, ma è Khamenei a nominare il capo della polizia. La polizia gestisce la repressione quotidiana e ha anche reparti specializzati in antiterrorismo, una terminologia spesso utilizzata per classificare ogni dissenso contro il regime.

I bassij rispondono evitamente alle situazioni di agitazione, essendo un gruppo paramilitare composto da volontari. Costituiti nel 1979, hanno preso parte alla lunga guerra contro l’Iraq, avvenuta dal 1980 al 1988, acquisendo successivamente poteri di “controllo” nelle università e tra la popolazione civile, sorvegliando non solo il modo di vestire delle donne ma anche intervenendo contro i comportamenti ritenuti inadeguati alla morale islamica.

I Guardiani della Rivoluzione, superiori a polizia e bassij, costituiscono una forza armata completa, con divisioni nei settori terrestre, navale e aereo, nonché il controllo sul programma missilistico e nucleare del paese. Costituiti dopo la rivoluzione, sono stati investiti del compito di proteggere i valori della rivoluzione e delle istituzioni del regime.

Le loro operazioni sono state perseguite anche all’estero, costruendo e formando gruppi paramilitari in conflitti regionali, come Hezbollah in Libano e diverse milizie sciite in Siria e Iraq. Inoltre, questi guardiani hanno una fondamentale responsabilità nel monitoraggio del territorio iraniano e nella repressione delle manifestazioni, con un’attività coordinata a livello nazionale e provinciale.

Oltre alle forze di sicurezza, il regime è supportato da un sistema di intelligence complesso, con almeno 17 agenzie operanti in diversi settori della società, e prigioni speciali per i prigionieri politici, come il noto carcere di Evin a Teheran, fortemente controllato dal potere esecutivo.

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