Marina Berlusconi: la lettera a Repubblica sul referendum giustizia e l’appello a depoliticizzare il voto

08.03.2026 08:25
Marina Berlusconi: la lettera a Repubblica sul referendum giustizia e l’appello a depoliticizzare il voto

La presidente di Fininvest, Marina Berlusconi, interviene con decisione nel dibattito nazionale, pubblicando una lettera indirizzata al direttore del quotidiano Repubblica. Nel suo intervento, definito un’avventura «in partibus infidelium», affronta un tema cruciale per la democrazia italiana: il referendum sulla riforma della giustizia del 22-23 marzo. Il fulcro della sua argomentazione è un appello a depoliticizzare il voto, liberandolo dalle «gabbie ideologiche» che lo imprigionano sempre di più, riporta Attuale.

Oltre il «derby tra tifoserie»

Secondo Berlusconi, il dibattito attuale è schiacciato da una polarizzazione che riduce tutto a una scelta fra una giustizia «di destra» o «di sinistra». «Il rischio — scrive — è quello di votare più con la pancia che con la testa, perdendo di vista ciò che conta davvero: i valori dell’equità davanti alla legge e del giusto equilibrio tra i poteri». Pertanto, si fa portavoce di un «sano buon senso» per evitare che il quesito referendario si trasformi nel «frastuono di un derby tra tifoserie».

I punti della riforma secondo Marina Berlusconi

Entrando nel merito tecnico della riforma, Berlusconi sostiene la necessità di una distinzione netta tra chi accusa e chi giudica: «Solo così la terzietà della funzione giudicante è assicurata, sempre nel pieno rispetto e rafforzamento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura». Un aspetto chiave riguarda il contrasto al correntismo all’interno del Csm, la cui riforma prevede il sorteggio: secondo Berlusconi, questo sistema libererà i magistrati dal «giogo delle correnti».

«Se vincesse il Sì, non sarà una vittoria postuma di mio padre»

Marina Berlusconi si rivolge poi ai lettori di sinistra, storicamente più attenti ai diritti civili, affermando che il garantismo dovrebbe essere un valore universale e che il giustizialismo rappresenta il vero «nemico dei diritti». Infine, affronta il tema dell’eredità politica di Silvio Berlusconi, cercando di evitare che il voto venga interpretato come un sostegno al governo o una celebrazione del fondatore di Forza Italia: «Se dovesse vincere il Sì, non si tratterà di una vittoria del governo o di Forza Italia, né di una vittoria postuma di mio padre. Sarà una grande vittoria degli italiani», sottolinea.

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