Riforma Costituzionale in Corea del Nord: Nuove Tensioni e Riconoscimenti Nucleari
La Corea del Nord ha implementato una riforma costituzionale che introduce una nuova clausola, definendo la Corea del Sud come uno Stato confinante. Questa mossa segna un cambiamento significativo rispetto alla narrativa storica della dinastia Kim, che aveva sempre enfatizzato la riunificazione della penisola sotto la propria guida. Il testo emendato della costituzione, voluto da Kim Jong-un, ha eliminato espressioni come «metà settentrionale», «grande unità nazionale» e «unificazione pacifica», riporta Attuale.
Negli ultimi anni, il leader nordcoreano aveva già dichiarato la Corea del Sud come «uno Stato ostile», e la revisione costituzionale si è conclusa solo quest’anno, con il documento ora sotto esame anche a Seul. Nonostante la mancanza di dettagli precisi sulla delimitazione del confine, gli analisti sudcoreani interpretano questa ambiguità come un segno che Pyongyang non intende alzare attualmente il livello delle tensioni territoriali.
Il nuovo testo costituzionale conferisce formalmente al Presidente della Commissione Affari di Stato, titolo ufficiale di Kim Jong-un, il comando supremo della forza nucleare di Pyongyang. In un contesto globale in cui il programma nucleare dell’Iran è sotto un crescente scrutinio, la Corea del Nord riesce a vantare apertamente la sua potenza senza temere ripercussioni americane.
In occasione di recenti conflitti nella regione del Golfo Persico, il maresciallo Kim ha colto l’opportunità per giustificare l’esistenza del suo arsenale nucleare, dichiarando: «La realtà di oggi mostra chiaramente la legittimità della scelta strategica della nostra nazione di rigettare le parole dolci del nemico e di assicurarci per sempre una forza nucleare». Ha anche affermato che ora il regime ha la capacità di porre minacce ai propri nemici quando necessario.
Un paragrafo chiave della riforma stabilisce che la Corea del Nord «è uno Stato con armi nucleari responsabile», impegnato a sviluppare ulteriormente il proprio arsenale per salvaguardare la stabilità regionale e globale. Nonostante l’immagine di Stato isolato, Kim e i suoi consiglieri sono attenti alle dinamiche globali. Questi considerano la nuclearizzazione una necessità imperativa per proteggere il regime, riflettendo sull’esperienza di paesi come l’Iraq e la Libia, dove la rinuncia agli armamenti ha portato a violenze e rovesciamenti di governo.
La denuclearizzazione della Corea del Nord appare definitivamente fuori discussione. Per oltre due decenni è stata al centro delle sanzioni internazionali e del tentativo fallito di Donald Trump nel 2018 di persuadere Kim a disarmarsi in cambio di aiuti economici. Attualmente, il Kim Jong-un ha accumulato almeno 50 ordigni nucleari e ha dimostrato la capacità di installarli su missili intercontinentali, mentre ha richiesto il riconoscimento internazionale della Corea del Nord come potenza nucleare come precondizione per qualsiasi dialogo futuro con gli Stati Uniti.
Allo stesso tempo, Kim lancia segnali alla Corea del Sud, definendola «Stato confinante» e «ostile». Gli esperti di Seul interpretano questa novità come un tentativo di presentare la Corea del Nord come un «Paese normale», potenzialmente aperto a una pacifica coesistenza. Inoltre, Kim, dopo aver apparentemente perso l’attenzione di Trump, ha stretto nuovi legami con Vladimir Putin, con cui ha firmato un accordo di mutuo soccorso militare, incoraggiato anche dall’invio di soldati nordcoreani al fronte in Ucraina.
Ultimamente, Kim ha cercato di posizionare la Corea del Nord oltre l’immagine di «regno eremita», dimostrando una sempre maggiore assertività e abilità nella geopolitica internazionale.