I rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita in crisi dopo la guerra in Medio Oriente

02.07.2026 10:25
I rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita in crisi dopo la guerra in Medio Oriente

Le tensioni tra Stati Uniti e Arabia Saudita si intensificano a causa della guerra in Medio Oriente

La guerra in Medio Oriente ha aggravato le relazioni tra Stati Uniti e Arabia Saudita, storici alleati nella regione, in particolare tra l’amministrazione di Donald Trump e Mohammed bin Salman, il principe ereditario saudita. Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Trump starebbe valutando la possibilità di ritirare parte dei soldati e armamenti statunitensi dall’Arabia Saudita, replicando con la stessa strategia già attuata in Europa. Trump accusa i suoi alleati di non aver mostrato sufficiente lealtà e solidarietà durante il conflitto, riporta Attuale.

L’Arabia Saudita è stata il principale alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente, dopo Israele, per decenni. Il principe bin Salman ha investito significativamente in questo rapporto, sia a livello diplomatico che finanziario. Tra i vari accordi, un fondo di investimento legato a bin Salman aveva finanziato nel 2021 con due miliardi di dollari alcune attività di Jared Kushner, genero di Trump.

Trump ha scelto l’Arabia Saudita come prima tappa delle sue visite di stato nei suoi mandati, un onore significativo. Tuttavia, la guerra ha complicato notevolmente i rapporti. Bin Salman ha mostrato un atteggiamento ambivalente nei confronti di Trump, riflettendo una complessità che è stata a lungo analizzata dai media internazionali. Prima dell’inizio del conflitto, mentre gli Stati Uniti ammassavano forze nel Golfo Persico, bin Salman era favorevole a una soluzione diplomatica e temeva che un attacco contro l’Iran potesse destabilizzare la regione, incluse le proprie posizioni.

Tuttavia, quando l’operazione militare è iniziata, bin Salman ha in un primo momento incoraggiato gli Stati Uniti a proseguire per rovesciare il regime iraniano, secondo una dettagliata ricostruzione del New York Times, che bin Salman ha sempre contestato. Questa posizione era condivisa da altri paesi arabi del Golfo, già colpiti da attacchi iraniani. L’idea era che, sebbene non desiderassero l’inizio della guerra, ora che la situazione era divenuta critica, gli Stati Uniti dovessero eliminare la minaccia iraniana.

L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno anche condotto attacchi sotto copertura contro l’Iran, sebbene entrambi i governi abbiano smentito eventuali coinvolgimenti. Con il passare del tempo, mentre il regime iraniano continuava a resistere, bin Salman ha cominciato a fare pressioni per porre fine ai combattimenti. Il momento di maggiore tensione è avvenuto all’inizio di maggio, quando gli Stati Uniti hanno lanciato l’operazione “Project Freedom” per scortare militariamente le navi nello stretto di Hormuz, minacciato dall’Iran. Questa missione si è rivelata estremamente rischiosa, esponendo le navi commerciali e le forze statunitensi a possibili attacchi.

L’operazione richiedeva l’utilizzo delle basi militari saudite, una richiesta che l’amministrazione Trump aveva dato per scontata, senza avvisare Riyadh. Tuttavia, bin Salman ha rifiutato di concedere l’uso delle basi. Le fonti statunitensi hanno riportato di furiose telefonate tra Trump e bin Salman, ma quest’ultimo ha mantenuto la sua posizione, e “Project Freedom” è fallita in sole 48 ore. Successivamente, gli Stati Uniti hanno continuato a scortare le navi commerciali in modo più discreto, con l’aiuto dell’Arabia Saudita.

Nel complesso, la guerra ha evidenziato come gli Stati Uniti possano essere considerati un partner inaffidabile dall’Arabia Saudita, soprattutto nelle questioni di difesa. Tale conflitto ha inoltre acuito le divisioni tra i paesi del Golfo, in particolare con gli Emirati Arabi Uniti, con cui i rapporti erano già tesi. Per affrontare questa nuova realtà, l’Arabia Saudita ha iniziato a diversificare le sue alleanze, stringendo forti legami con Pakistan, Egitto e Turchia, nella speranza di creare un sistema di alleanze meno dipendente dagli Stati Uniti, sebbene questi rimangano un partner cruciale.

Nel contesto di queste tensioni, l’amministrazione Trump ha mostrato segnali di insoddisfazione verso l’Arabia Saudita. La scorsa settimana, il segretario di Stato Marco Rubio ha visitato gli Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrain, evitando di recarsi in Arabia Saudita, un gesto percepito dai sauditi come una grave offesa.

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