Legge elettorale in discussione: maggioranza e opposizione divisi sul premio di governabilità

05.05.2026 20:35
Legge elettorale in discussione: maggioranza e opposizione divisi sul premio di governabilità

Controversie sulla nuova legge elettorale italiana: il premio di governabilità al centro del dibattito

La nuova legge elettorale è attesa per il primo sì entro l’estate, mentre le audizioni in Commissione Affari costituzionali alla Camera proseguono con rapidità, mirate a arrivare a giugno alla fase degli emendamenti. Il dibattito si concentra sul premio di governabilità da 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, con pareri divergenti tra esperti e politologi, riporta Attuale.

Il disegno di legge ha sollevato interrogativi sulla sua compatibilità con la costituzione. Alcuni esperti affermano che il premio potrebbe non essere vulnerabile a contestazioni di «irragionevolezza», già evidenziate dalla Corte. Tuttavia, il dubbio persiste, soprattutto riguardo all’attribuzione del bonus al Senato, che l’articolo 57 della Costituzione stabilisce debba essere eletto «su base regionale».

Per la maggioranza è Strabilicum, per l’opposizione è Melonellum

Il testo, soprannominato ‘Stabilicum‘ dalla maggioranza e ‘Melonellum’ dalle opposizioni, introduce un sistema proporzionale corretto da un premio per la lista o coalizione più votata. Il premio scatta al primo turno se la forza che conquista la prima posizione raggiunge almeno il 40% dei voti. Se nessuno raggiunge questa soglia, è previsto un ballottaggio tra le prime due forze politiche, purché entrambe abbiano ottenuto almeno il 35%. Qualora entrambe le condizioni non si verifichino, tutti i seggi saranno distribuiti in modo proporzionale.

Il premio di maggioranza e la difesa di FdI

Giovanni Guzzetta, professore di diritto costituzionale, ha dichiarato in audizione che, al di là delle valutazioni politiche, la proposta si allinea con le coordinate della Corte. La soglia del 40% per ottenere il premio riflette le indicazioni della Consulta, e l’entità del premio non va interpretata in termini nominali, ma effettivi. Secondo Guzzetta, infatti, il premio massimo netto alla Camera sarebbe intorno ai 46 seggi nella peggiore delle ipotesi, rappresentando circa il 12%. Da questa prospettiva, il meccanismo non presenta criticità di evidente incostituzionalità.

E il relatore sposa subito il costituzionalista

Il relatore di Fratelli d’Italia Angelo Rossi ha appoggiato questa interpretazione, rigettando l’accusa di sproporzione riguardo ai 70 seggi. “Concentrarsi sull’entità del premio è un errore”, ha affermato. Rossi ha chiarito che il premio viene sottratto dal totale da distribuire proporzionalmente e che una coalizione vincente con il 40% dei voti riceverebbe comunque seggi anche senza il premio. Pertanto, sostiene, il premio reale non è di 70 seggi ma inferiore, condannato quindi a non essere «né irragionevole né sproporzionato» dalla Consulta. In caso di oltre il 57,5% dei seggi, «non vi è nessuna sentenza» che fissi un limite costituzionale invalicabile al 55%.

Inoltre, Rossi sostiene che il premio tale non garantisce necessariamente la maggioranza assoluta, ma che questo è un «elemento di merito» della norma, in grado di scongiurare una maggioranza parlamentare forte derivante da una vittoria elettorale modesta. La sua conclusione è che il sistema attuale genera sproporzioni elevate rispetto al Rosatellum.

Il nodo critico per tutti è quello del Senato

Nonostante ciò, non tutto l’ecosistema giuridico sostiene le argomentazioni della maggioranza. Cesare Pinelli, noto costituzionalista, sostiene che «un premio» alla lista o coalizione con maggioranza relativa o assoluta è un punto controverso. Sebbene la soglia del 40% contraddistingua questa proposta dalla legge del 2005 bocciata dalla Consulta, Pinelli avverte che «l’irragionevolezza va valutata anche in relazione all’entità del premio», sottolineando che un premio di 70 deputati e 35 senatori è «assai elevato». In particolare, si oppone all’assegnazione del premio al Senato in base al risultato nazionale piuttosto che regionale, rimarcando che l’articolo 57 della Costituzione richiede un’elezione su base regionale.

Inoltre, Federico Fornaro del Pd evidenzia come, a seguito di una sua proposta di modifica alla legge, sarebbe stato possibile risolvere il problema strutturale dell’elezione su base regionale che attualmente limita l’efficacia della maggioranza.

C’è anche un caso Trentino Alto Adige

Ulteriore complicazione nasce con il caso Trentino-Alto Adige, dove l’impianto della riforma prevede una disciplina separata: quattro collegi uninominali e tre seggi proporzionali alla Camera, sei collegi uninominali al Senato, senza quota proporzionale residua. I seggi di quella regione non contribuiscono al premio, ma gli elettori sono coinvolti nel ballottaggio nazionale. Guzzetta esprime preoccupazione circa la contabilizzazione dei voti di quella regione nella soglia del premio, mentre Giuffrè ritiene giusta la loro partecipazione, per non privarli di un peso decisionale nel governo.

Infine, Luciano Fasano, professore di scienze politiche, pone l’accento sul rischio che la combinazione tra premio e soglia del 35% per il ballottaggio crei esiti contraddittori, evidenziando situazioni in cui alla coalizione vincente potrebbero mancare seggi sufficienti per governare. Simona Bonafè, capogruppo Pd in commissione, avverte che il premio potrebbe risultare «fuori controllo» o non abbastanza incisivo, suggerendo che il Rosatellum, nonostante le critiche, potrebbe garantire un equilibrio più saggio.

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