Richiesta di Risorse Crescenti per la Guerra in Iran
Il Comando centrale delle forze armate americane, Centcom, ha recentemente inviato una richiesta al Pentagono per ottenere ulteriori risorse necessarie a sostenere le operazioni in Iran per i prossimi 100 giorni. I generali dell’operazione “Epic Fury” hanno fatto sapere che è urgente incrementare il numero di soldati, mezzi e equipaggiamenti, richiedendo così l’assegnazione di ulteriori decine di miliardi di dollari, che si sommano agli 11,3 miliardi già spesi nei primi sei giorni del conflitto, riporta Attuale.
Allo stato attuale, i vertici militari americani stimano che il conflitto possa protrarsi per almeno tre mesi, un intervallo di tempo significativamente più esteso rispetto alle “quattro-sei settimane” inizialmente suggerite dal presidente Donald Trump. Gli obiettivi primari rimangono disarticolare le forze armate iraniane, in particolare la Marina, neutralizzare la minaccia missilistica e fermare la capacità di produzione di armi nucleari.
Il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha accolto la richiesta specifica del Centcom, avviando operazioni per schierare una flottiglia di tre navi, capitanata dalla nave anfibia d’assalto “Tripoli”, diretta verso le acque iraniane. Questa missione prevede l’invio di un contingente di 5.000 soldati, inclusi 2.500 Marines da Okinawa, Giappone, completando così il dispiegamento di un gruppo di F-35, i caccia più avanzati in dotazione all’Aeronautica americana.
La presenza di queste truppe scelte ha sollevato speculazioni circa la possibilità di un’incursione nell’isola di Kharg, già bersaglio di precedenti bombardamenti americani. Da quest’isola, vitale per il regime iraniano, transitano circa l’80-90% delle esportazioni di petrolio iraniano. Qualsiasi operazione in tal senso potrebbe avere gravi conseguenze geopolitiche, in particolare considerando che gran parte di quel petrolio è destinato alla Cina. Le implicazioni di una possibile occupazione americana potrebbero generare reazioni significative da parte del governo di Pechino.
Nel contesto della crescente tensione, le monarchie del Golfo, tra cui Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, si sono unite per discutere strategie di difesa e prevenire l’espansione del conflitto. Questi paesi concordano sulla necessità di limitarsi a proteggere i propri territori dalle minacce iraniane, evitando un conflitto diretto con Teheran, consapevoli che una guerra totale avrebbe conseguenze devastanti per l’intera regione e oltre.
In parallelo, ci sono pressioni sui leader statunitensi affinché vengano ripristinate le normali condizioni di navigazione nello Stretto di Hormuz, con l’idea che blitz mirati potrebbero essere sufficienti a garantire la sicurezza delle rotte commerciali. Inoltre, la Turchia è risultata attiva nella riapertura dei canali diplomatici con l’Iran, particolarmente attraverso incontri tra i suoi diplomatici e quelli di Teheran.