Drone italiano distrutto nella base di Ali al Salem in Kuwait durante attacco aereo

16.03.2026 11:35
Drone italiano distrutto nella base di Ali al Salem in Kuwait durante attacco aereo

Attacco con droni alla base militare di Ali al Salem in Kuwait

Domenica mattina, un drone ha colpito la base di Ali al Salem, in Kuwait, che ospita militari italiani e statunitensi. Questo è il secondo attacco a una base italiana dall’inizio della guerra in Medio Oriente, dopo l’attacco di giovedì scorso alla base di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Non ci sono stati feriti, poiché il personale era già stato ridotto nelle scorse settimane a causa di precedenti attacchi. Tuttavia, il drone ha distrutto un capannone, danneggiando gravemente un velivolo in dotazione all’esercito italiano, un Reaper MQ-9A, un sofisticato drone di produzione statunitense che vale circa 26 milioni di euro, riporta Attuale.

I Reaper MQ-9A sono una delle versioni più avanzate degli MQ-9 e si distinguono per le loro dimensioni imponenti rispetto ad altri droni. Con una lunghezza di 11 metri, un’altezza di 3,8 metri e un’apertura alare di oltre 20 metri, questi droni sono equiparabili a un aereo bimotore di uso privato. Il Reaper è progettato per missioni di sorveglianza e ricognizione, con un’autonomia di volo che può raggiungere le 24 ore e una quota operativa massima di 15 chilometri.

Sono pilotati da remoto tramite un sistema satellitare e dotati di avanzati sistemi di rilevamento e sorveglianza. Questi includono un sistema di sensori MTS-B, che combina una telecamera ad alta risoluzione e un sensore a infrarossi, capace di operare anche in condizioni di scarsa visibilità. Inoltre, il drone è equipaggiato con un puntatore laser per l’orientamento delle munizioni, come i missili Hellfire.

Il Reaper dispone anche di un radar Lynx, in grado di generare immagini tramite onde radio, permettendo un’interferenza minima da fattori ambientali come nuvole e fumi, ma la sua operatività può essere compromessa dall’intercettazione dei segnali radio. Varianti del drone includono anche radar marittimi per l’identificazione di navi.

Le informazioni raccolte da questi sistemi consentono ai comandi di prendere decisioni più consapevoli per proteggere le forze di terra e di condurre attacchi aerei più efficaci, riducendo i rischi per gli aerei con equipaggio. Per pilotare un Reaper MQ-9A sono necessarie due persone, un pilota e un operatore di sensori, che possono trovarsi anche a migliaia di chilometri di distanza dal drone in volo.

La storia dell’interesse militare degli Stati Uniti per i droni risale agli anni Sessanta, ma la tecnologia attuale è stata perfezionata solo negli anni Ottanta e Novanta, portando allo sviluppo del Predator, antenato del Reaper, che ha effettuato il suo primo volo nel 2001.

Gli Stati Uniti hanno impiegato un MQ-9 nell’operazione del 2020 che ha portato all’uccisione del generale iraniano Qassem Suleimani e sono stati coinvolti in incidenti significativi con droni MQ-9, come quello con un caccia russo nel marzo 2023, che ha incrementato le tensioni tra Stati Uniti e Russia.

Attualmente, gli Stati Uniti stanno utilizzando i Reapers nella guerra contro l’Iran, impiegandoli non solo per la ricognizione, ma anche per potenziali attacchi contro obiettivi nemici. La base di Ali al Salem, di grande importanza strategica, ospita diverse forze internazionali, inclusa quella italiana, e in passato ha servito come base operativa per droni da ricognizione nel conflitto contro l’ISIS, nell’ambito dell’operazione “Prima Parthica”, avviata nel 2014. Il drone colpito era rimasto nella base nonostante le evacuazioni, continuando a svolgere funzioni di sorveglianza nella regione.

1 Comment

  1. Ma che situazione incredibile, i droni ormai attaccano le basi militari come se nulla fosse!!! Non si può più stare tranquilli neanche all’estero… mi chiedo se i nostri soldati siano veramente al sicuro 😟. È davvero preoccupante vedere come la tecnologia sia usata in questo modo…

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