Ungheria e Unione Europea raggiungono accordo per sbloccare 16 miliardi di euro di fondi congelati

29.05.2026 19:15
Ungheria e Unione Europea raggiungono accordo per sbloccare 16 miliardi di euro di fondi congelati

Accordo tra Ungheria e Commissione Europea per sbloccare fondi europei

Venerdì, il primo ministro ungherese Peter Magyar e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen hanno annunciato un accordo che permetterà di sbloccare fino a 16 miliardi di euro di fondi europei destinati all’Ungheria, congelati durante il governo precedente di Viktor Orbán. Tuttavia, affinché i fondi vengano erogati, l’Ungheria dovrà implementare una serie di riforme entro il 31 agosto, riporta Attuale.

Questi fondi sono suddivisi in 10 miliardi provenienti dal Recovery Fund per la pandemia di coronavirus e 6,4 miliardi di fondi di coesione, destinati alle aree più impoverite dell’Unione. Di essa, 2,2 miliardi erano connessi a preoccupazioni riguardanti la libertà della ricerca accademica in Ungheria. La soluzione di queste problematiche consentirà inoltre agli studenti universitari ungheresi di tornare a partecipare al programma di scambio Erasmus, dal quale erano esclusi dal 2024. L’accordo prevede anche l’adesione dell’Ungheria alla procura europea (EPPO), un organismo che indaga sui reati finanziari contro l’Unione Europea.

Se sbloccati, questi fondi rappresenterebbero un’importante iniezione di liquidità per l’Ungheria, equivalente al 13% del suo PIL. Tuttavia, i 16 miliardi non comprendono tutti i fondi europei precedentemente congelati: 2 miliardi sono stati persi definitivamente a causa del superamento delle scadenze, mentre 530 milioni restano bloccati a causa di questioni legate alle leggi ungheresi sul diritto d’asilo e ai diritti della comunità LGBTQ+. Non è la prima volta che un paese riesce a recuperare fondi bloccati impegnandosi a realizzare riforme; un esempio è quello della Polonia, che nel 2023 ha ottenuto il rilascio dei suoi fondi dopo l’elezione del governo europeista di Donald Tusk, succeduto a quello semiautoritario dei nazionalisti di Diritto e Giustizia.

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