Joe Kent si dimette dalla direzione del Centro antiterrorismo Usa: «L’Iran non era una minaccia»

17.03.2026 17:45
Joe Kent si dimette dalla direzione del Centro antiterrorismo Usa: «L'Iran non era una minaccia»

Joe Kent si dimette dal Centro nazionale antiterrorismo: un gesto carico di significato

Joe Kent, direttore del Centro nazionale antiterrorismo degli Stati Uniti, ha annunciato oggi le sue dimissioni con effetto immediato, dichiarando di non poter sostenere la guerra in corso in Iran, una guerra che, a suo avviso, è stata avviata sotto pressioni israeliane. Le sue parole sul social media X hanno sollevato interrogativi significativi riguardo alle motivazioni politiche dietro l’intervento americano, riporta Attuale.

Nel suo messaggio, Kent ha affermato: “Dopo averci riflettuto a lungo, ho deciso di dimettermi dalla carica di direttore del Centro nazionale antiterrorismo. In coscienza, non posso sostenere la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni esercitate da Israele e dalla sua potente lobby americana.” Le dimissioni hanno rappresentato un forte scossone per l’amministrazione Trump, che si è affrettata a minimizzare l’evento come un successo piuttosto che una sconfitta.

Joe Kent, ex militare, ha servito come membro delle forze speciali degli Stati Uniti e, successivamente, ha lavorato per la CIA. La sua carriera è emblematicamente legata all’America post-11 settembre, periodo in cui il paese ha proiettato la propria sicurezza all’estero, creando un’élite di esperti di intelligence abituati a identificare minacce globali. Tuttavia, la sua ascesa a direttore del National Counterterrorism Center, nominato il 3 febbraio 2025, è stata tanto logica quanto sorprendente, date le sue credenziali combattive e il controverso passato politico.

Una tragedia personale ha segnato profondamente la sua vita: la morte della moglie Shannon in un attentato suicida in Siria nel 2019. Questo evento ha motivato Kent a dedicarsi completamente alla lotta contro il terrorismo, ma non ha trovato un percorso chiaro nella politica americana, fluttuando tra diverse ideologie: libertario, democratico e infine repubblicano, lettura che offre uno spaccato di un’epoca in cui le convinzioni ideologiche sono spesso superate da fratture personali e politiche.

Le dimissioni di Kent, che ha accusato Trump di cedere alle pressioni israeliane, hanno suscitato dibattiti sulla crescente insoddisfazione tra le fila del populismo americano nei confronti delle guerre imperialiste, ancora più significativa considerando che il bilanzo attuale delle perdite americane in Iran ammonta a tredici militari e oltre duecento feriti. Kent, consapevole del valore della vita dei soldati, ha inteso con il suo atto protestare contro una guerra che i soldati, in primis, non hanno mai desiderato. Il suo gesto non è stato solo una dimostrazione personale, ma rappresenta una corrente che emerge all’interno dell’America contemporanea, contraria a un interventismo che mette a rischio la vita dei propri cittadini.

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