Suicidio assistito: il caso di ‘Libera’ segna una nuova era in Italia
Si è conclusa con il suicidio assistito la lunga battaglia di ‘Libera’, nome di fantasia di una donna toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla progressiva, che dal 2007 l’aveva paralizzata dal collo in giù. Solo una settimana fa aveva ricevuto il dispositivo a comando oculare, realizzato dal CNR su indicazione del tribunale di Firenze dopo il passaggio del suo caso davanti alla Consulta. Grazie a quel macchinario, oggi ha potuto autosomministrarsi il farmaco e porre fine alle sue sofferenze, riporta Attuale.
Da due anni chiedeva di poter esercitare “un diritto che già le apparteneva”, come ha scritto nel suo ultimo messaggio diffuso dall’Associazione Luca Coscioni, che l’ha assistita nel percorso. Nel marzo 2024 aveva fatto richiesta alla Asl Toscana nord ovest, inizialmente respinta perché non sottoposta a nutrizione artificiale. Dopo una pronuncia della Consulta che ha ampliato i requisiti, era arrivato il via libera, ma restava l’ostacolo dell’impossibilità fisica di autosomministrarsi il farmaco.
Ne è seguita una nuova battaglia legale, coordinata dall’avvocata Filomena Gallo, fino alla ricerca di una soluzione tecnica che le consentisse di agire in autonomia. Il sistema, basato su puntamento oculare e collegato a una pompa infusionale, ha reso possibile l’attivazione del trattamento. Libera è la quattordicesima persona in Italia ad accedere al suicidio assistito, la prima con questo tipo di tecnologia.
“Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo”, ha scritto. “Se la mia battaglia servirà ad aprire una strada, allora avrà avuto senso”. Parole raccolte anche da Marco Cappato e Filomena Gallo, che parlano di un passaggio destinato a incidere sul dibattito sul fine vita in Italia.