Il governo italiano prevede un aumento significativo dei prezzi dei carburanti a causa della crisi nel Golfo, con il diesel che potrebbe raggiungere i 2,50 euro al litro e la benzina 2,55 euro. Secondo una tabella di Palazzo Chigi, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente in caso di stallo nello Stretto di Hormuz, portando a rincari nei costi energetici tra aprile e luglio, come riportato da Repubblica, riporta Attuale.
Il diesel a 2 euro e 50 centesimi
Le stime governative indicano per il diesel un intervallo di prezzo compreso tra 2,1 e 2,5 euro al litro (+61% rispetto a gennaio), mentre per la benzina si prevede un costo tra 2,15 e 2,55 euro (+57%). Inoltre, il cherosene per gli aerei sarebbe previsto tra 200 e 260 dollari (+173%). Il gas naturale potrebbe aumentare tra 90 e 130 euro per megawattora (+271%), mentre il gas residenziale si aggirerebbe tra 110 e 150 euro, segnando un aumento del 233%. L’eventualità di aggirare lo Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza della navigazione comporterebbe costi aggiuntivi, con la rotta del Capo di Buona Speranza che necessita di settimane in più per il trasporto e circa 3 dollari al barile di costo aggiuntivo per la logistica.
I pericoli
Si considerano diverse alternative per l’approvvigionamento energetico. Paesi come Nigeria, Congo e Angola potrebbero offrire gas naturale, insieme agli USA, sebbene l’acquisto di gas da Donald Trump sia sconsigliato per considerazioni geopolitiche. Altre vie di approvvigionamento vengono esplorate, come quelle dall’Algeria e dall’Azerbaijan (Tap). Il premier Giorgia Meloni sta dialogando con Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, il quale suggerisce che l’Europa dovrebbe riconsiderare il divieto di importazione del gas russo previsto per gennaio 2027. Tuttavia, per Meloni risulta complesso distaccarsi dalle posizioni dell’Unione Europea in relazione a Mosca.
Sottobanco
Secondo alcune fonti di intelligence, diversi partner dell’UE continuano a importare metano dalla Russia, con paesi come Slovacchia, Austria e Ungheria coinvolti in tali attività. Altri stati avrebbero accesso agli idrocarburi grazie a triangolazioni tra la Russia e alcuni Paesi terzi, rifornendosi attraverso petroliere che seguono rotte “clandestine”, rendendo complicata la tracciabilità della provenienza. Le informazioni suggeriscono anche possibili collegamenti con la Spagna.