Proposta di legge di Mara Carfagna: proteggere i minori dai social media
Roma, 8 giugno 2026 – “Difendere il diritto dei genitori e della scuola a crescere bambini e adolescenti senza la ‘concorrenza diseducativa’ dei social”. Questo l’obiettivo della proposta di legge sull’utilizzazione delle piattaforme digitali da parte dei minori di sedici anni presentata da Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati. “Serve accelerare” per arrivare a un testo unico condiviso entro la fine della legislatura, riporta Attuale.
Cosa prevede la sua proposta di legge?
I capisaldi della legge si articolano in tre punti: divieto di accesso alle piattaforme social per i minori di 13 anni, un profilo speciale, protetto e diversificato per i ragazzi tra i 13 e i 16 anni, con limitazioni su contenuti, contatti e funzionalità più sensibili, e la modifica degli algoritmi e delle caratteristiche di design che favoriscono un utilizzo prolungato e compulsivo delle piattaforme.
Ha trovato consenso bipartisan in Parlamento su questo tema?
Attualmente è all’esame dell’ottava Commissione permanente del Senato il disegno di legge 1136 a firma di Lavinia Mennuni (FdI). Quali sono le differenze con la sua proposta?
“Le proposte sono molto simili, e infatti con Mennuni siamo in totale sintonia: facciamo la stessa battaglia.”
Ritiene che i due progetti di legge possano integrarsi?
“Certo, di recente ho organizzato un convegno sul tema, anche con la partecipazione della stessa Mennuni e di esperti di diversi orientamenti, proprio per avviare un confronto positivo.”
Dopo anni di discussioni, ci sono i margini per arrivare a una legge entro la fine della legislatura?
“Sono convinta di sì. Ce lo chiedono le famiglie, ce lo chiede la scuola, ce lo chiede il buonsenso. Sarebbe una legge-modello per tutta Europa, una riforma in nome del dovere di difendere i bambini da contenuti discriminatori e sessisti, dalla valanga del bullismo online, dai danni cognitivi legati all’uso dei social che la ricerca ha rivelato.”
L’Australia ha fatto da apripista nel bloccare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. Esistono già, a livello internazionale, dei riscontri sull’efficacia di tali misure?
“La legge australiana è troppo recente per apprezzarne i risultati, ma sono certa che arriveranno. Centinaia di studi dimostrano l’effetto negativo dei social su bambini e adolescenti: il loro uso indiscriminato mina l’autostima, abbassa le capacità cognitive, diffonde disvalori e comportamenti ad alto rischio.”
Si riuscirà a obbligare le piattaforme ad apportare le modifiche tecniche richieste? Ha già avviato un’interlocuzione con i gestori?
“L’interlocuzione c’è, e i gestori sono consapevoli del fatto che sulla questione dei minori si giocano la loro reputazione. Diventare ‘nemici’ delle famiglie e della scuola non è nel loro interesse. Negli Usa sono già numerose le cause intentate con enormi richieste di risarcimento. Opporsi a regole più stringenti per salvaguardare i bambini non mi sembrerebbe una buona strategia.”
Lo scorso marzo Whatsapp ha aperto ai minori di 13 anni introducendo gli ‘account gestiti dai genitori’. Tale formula attivata da Meta è sufficiente a tutelare i minori o alla luce della sua proposta potrebbe essere rivista?
“È un segnale positivo, ma non basta. Non possiamo pensare che il problema si risolva scaricando tutto sulle famiglie. La protezione dei minori deve essere una responsabilità condivisa, che coinvolge anche le piattaforme. Se un ambiente digitale presenta rischi specifici per bambini e adolescenti, è ragionevole chiedere a chi lo gestisce di adottare regole e tutele adeguate. È esattamente ciò che la nostra proposta si propone di fare.”
L’Irlanda sta spingendo per introdurre, per tutti, l’obbligo di verifica dell’identità digitale sui social network nell’Ue. Condivide tale proposta?
“È un progetto pilota già in corso, attraverso una app governativa analoga al nostro Spid che certifica se un utente ha più o meno di 16 anni. È molto simile a ciò che proponiamo in Italia: non viola la privacy di nessuno e consente una validazione sicura dell’età.”