Decreto Sicurezza 2.0: il governo si confronta con la resistenza degli avvocati sugli incentivi ai rimpatri

22.04.2026 22:55
Decreto Sicurezza 2.0: il governo si confronta con la resistenza degli avvocati sugli incentivi ai rimpatri

Roma, 22 aprile 2026 – Il decreto Sicurezza 2.0, concepito per correggere le lacune dell’originale, incontra nuove difficoltà. L’ultima sfida è rappresentata dalla dura opposizione degli avvocati all’emendamento riguardante gli incentivi per i rimpatri. A esprimere questa posizione in Aula è Giuseppe Conte, avvocato e esponente politico: “Con il premio ai legali che convincono i migranti ad andare via dall’Italia volevate costringerli a commettere due reati: quello di patrocinio infedele e anche quello di corruzione”. Una critica che ha sollevato preoccupazioni e sta spingendo il governo a trovare soluzioni per superare l’ostacolo, riporta Attuale.

Il correttivo

L’ultima proposta, per ora, è stata presentata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha dichiarato: “Il correttivo è basato sulle osservazioni che ci sono pervenute dal Quirinale.” Di fatto, il testo elimina il riferimento esplicito agli avvocati; il sostegno economico andrà a “qualunque rappresentante munito di mandato” che assista gli immigrati nelle procedure di rimpatrio. Questa modifica apre la strada a altre figure professionali, come i mediatori e le associazioni, a prescindere dall’esito della procedura. Si prevede un aumento dei costi, il che ha suscitato la preoccupazione sui finanziamenti. “Ci stiamo lavorando”, ha rassicurato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Fedele Moretti, coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense, ha fatto eco a queste preoccupazioni: “Prendiamo atto della correzione annunciata. Resta un tema di fondo che non può essere eluso: il ruolo dell’avvocato deve rimanere pienamente autonomo.”

La fiducia e le polemiche

Mentre la maggioranza cerca di trovare un compromesso, a Montecitorio proseguono i lavori secondo il piano stabilito: il decreto Sicurezza nella sua versione originale ottiene la fiducia con 203 voti a favore, 117 contrari (tra cui i due vannacciani Sasso e Ziello, mentre Emanuele Pozzolo non ha partecipato al voto) e 3 astenuti. L’alto numero di ordini del giorno presentati, soprattutto dall’opposizione, ha posticipato il via libera finale a domani. Una corsa contro il tempo, dato che il decreto scade sabato, che ha “fortemente limitato le prerogative del Parlamento,” ha denunciato la minoranza.

Dura la critica da parte della segretaria del Pd, Elly Schlein: “È l’ennesimo decreto propaganda. A questo approccio fallimentare hanno aggiunto un clamoroso pasticcio istituzionale. Stanno correndo per approvare una norma che dovranno modificare immediatamente”. Il leader del M5s ha rincarato la dose, definendo l’azione “un tentativo disperato di rimediare ai fallimenti” e invitando alla lettura della Costituzione.

In contrapposizione, il centrodestra sostiene il decreto come una rimodulazione. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, commenta: “Nessun passo indietro, si tratta di una rimodulazione.” Il capogruppo azzurro Enrico Costa afferma: “Il decreto contiene norme efficaci e puntuali per garantire la sicurezza urbana e per proteggere le forze dell’ordine.”

Iter difficile

Parallelamente all’approvazione del decreto, il consiglio dei Ministri è convocato per elaborare il documento correttivo, che sarà inviato al Colle per l’approvazione e la firma del presidente. Mattarella avrebbe preferito una soluzione più limpida, come un emendamento soppressivo che la maggioranza ha rifiutato per non rischiare ritardi. Mentre il governo propone una correzione per raggiungere il medesimo obiettivo, vi è una differenza potenzialmente rischiosa: da domani, il provvedimento principale diventerà legge, mentre il nuovo testo correttivo dovrà passare per il Parlamento entro due mesi. Qualora emergessero emendamenti che ne alterassero il significato, la legge originale, con i suoi gravi dubbi di incostituzionalità, rimarrebbe in vigore. Sebbene la possibilità sembri remota, non è esclusa. In sintesi: non accade, ma se accadesse…

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