Meloni respinge Vannacci e critica l’opposizione
Roma, 29 giugno 2026 – “Vannacci? Non so che dirle: non mi pare ci sia grande differenza tra lui e gli altri partiti di opposizione: votano come la sinistra, parlano contro di noi tutto il giorno”. Intervistata a ‘10 minuti’ su Retequattro, Giorgia Meloni prende le distanze dall’ex leghista e fondatore di Futuro Nazionale, i cui sondaggi lo danno in ascesa verticale. I “colonnelli” di Fratelli d’Italia, a cominciare da Giovanni Donzelli, hanno già allontanato l’ipotesi di un’alleanza in vista delle Politiche, ma il messaggio della leader e presidente del Consiglio arriva chiaro, riporta Attuale.
“Non mi pare che ci sia grande differenza tra Vannacci e la sinistra”, continua la premier. “Votano contro il governo, parlano contro di noi tutto il giorno. Prima avevamo Schlein, Conte, Bonelli e compagnia cantante, oggi abbiamo ancora loro e Vannacci. Ne prendo atto. Certo, i temi sono diversi, ma difficilmente puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere”. Sulla questione della remigrazione, cavallo di battaglia di Vannacci che ha un certo eco tra l’elettorato di FdI, Meloni puntualizza: “Per me si tratta di rimpatri volontari assistiti, un’attività che già svolgiamo. Si può dire che in Europa sui rimpatri c’è stato un cambio di marcia da quando ci siamo noi?”.
In maggioranza, si dovrà fare i conti con il virtuale 6% di Futuro Nazionale, ma alcuni media riportano sondaggi non ufficiali che indicano l’ex generale sfiorare già il 10%. Intanto però, sembra scoppiare una quasi guerra.
L’apparizione in tv rappresenta anche l’occasione per Meloni di esprimere qualche opinione sui suoi rapporti con Donald Trump, a pochi giorni dall’ultimo strappo diplomatico del tycoon. “Non sono anti-americana oggi, non ero inginocchiata ieri; sono una persona che crede che l’Occidente sia più forte unito e ha lavorato per questo. I rapporti solidi devono basarsi sulla franchezza, e io sono una persona franca, oggi lo ero anche ieri”. Meloni lascia quindi aperta la porta a Washington, ma torna sulla polemica con la Nato riguardo al ruolo delle basi italiane nella guerra all’Iran, dichiarando: “Il segretario Mark Rutte è stato molto approssimativo. Quel numero dei voli nelle basi italiane è più basso dell’analogo numero dello stesso periodo di tutti gli anni precedenti e rientra nelle normali attività delle basi: abbiamo autorizzato ciò che era previsto negli accordi e che non è cinetico, cioè offensivo. È un’informazione che può essere male interpretata, come lo è stata anche dalle autorità iraniane; bisogna essere più cauti”.
Meloni affronta anche la proposta di legge elettorale, affermando che “non favorisce nessuno, ma gli italiani che scelgono chi vince”. La riforma, secondo la premier, è “osteggiata da tutti quelli che hanno governato senza vincere le elezioni perché vogliono continuare così”. Inoltre, esprime la sua ambizione riguardo al futuro presidente della Repubblica, affermando che la possibilità che venga scelto da un Parlamento a maggioranza di centrodestra “è un’eventualità terribile per certi ambienti. Ma tante cose sono cambiate negli anni e non è detto che non si possa sfatare anche questo grande tabù, avere un presidente della Repubblica non di centrosinistra”. Per Meloni, “sarebbe una affermazione banale: chi non è di sinistra non è un figlio di un dio minore”.