Dare seguito ai prestiti Safe potrebbe far lievitare i costi del bilancio. Ma il pressing per non tornare indietro arriva da più parti, riporta Attuale.
La beffa del rapporto deficit-PIL del 2025, fissato al 3,1% per “soli” 600 milioni di euro, continua a suscitare malumori all’interno del governo. Questo 0,1% in più impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione quest’anno e solleva interrogativi circa le spese future. Sebbene il scostamento rispetto alle previsioni sia relativamente limitato, emergono dubbi sull’affidabilità dei dati forniti dall’Istituto di statistica, con conseguenti frustrazioni espresse pubblicamente da Giorgia Meloni.
La posizione di Giorgetti
La pianificazione della finanziaria futura sta diventando un compito particolarmente arduo. Uno dei punti critici riguarda gli impegni assunti con i prestiti Safe per l’acquisto di nuovi armamenti. L’Italia, per supportare questi prestiti a tassi agevolati, dovrebbe aumentare il proprio debito, allontanandosi dall’obiettivo di riduzione della procedura di infrazione anche per il prossimo anno. Questa situazione potrebbe favorire l’opposizione, che potrebbe presentare il governo come un esecutivo che incrementa il debitoSolo per acquisire armamenti. Giancarlo Giorgetti, come ha anticipato in conferenza stampa, ha quindi sottolineato nella prefazione al Documento di finanza pubblica: “Sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la difesa”.
Il pressing di Meloni
Giorgia Meloni adotta un approccio diverso. Come ha accennato durante il Consiglio informale europeo a Cipro, l’intento è quello di esercitare pressione sull’Europa per escludere le spese per la difesa dal deficit, visto che il rientro al 3% non è stato raggiunto e il ritardo nel raggiungere tale obiettivo è limitato. C’è la possibilità che l’Istat riveda le stime del PIL al rialzo, e Meloni si attende flessibilità dai governi europei, interessati a promuovere gli investimenti in armamenti in vista del prossimo vertice NATO.
Non si tratta solo di una questione politica. In ambito militare, infatti, alcuni esperti avvertono che rivedere gli investimenti pianificati in questo momento potrebbe comportare un incremento dei costi a lungo termine, rallentando i programmi previsti nel Documento programmatico pluriennale presentato da Guido Crosetto. Secondo questo documento, tra il 2025 e il 2027 si prevede di spendere 18 miliardi di euro, di cui 14,5 miliardi concessi attraverso i prestiti Safe. Pertanto, rallentare ora potrebbe rivelarsi complicato.