Nuove indagini su Nicole Minetti dopo la richiesta di chiarimenti del Quirinale

27.04.2026 18:55
Nuove indagini su Nicole Minetti dopo la richiesta di chiarimenti del Quirinale

Rischia di tornare all’attenzione dei magistrati di Milano il dossier relativo all’adozione di Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia, dopo che il Quirinale ha richiesto chiarimenti al ministero della Giustizia. La Procura generale della Corte d’Appello di Milano ha formalizzato richiesta per ulteriori verifiche. A confermarlo all’Ansa è il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa: «Abbiamo avanzato la richiesta, come Procura generale, e siamo in attesa del ministero della Giustizia, di ricevere l’autorizzazione a svolgere ulteriori accertamenti sulla base di quanto sta emergendo», riporta Attuale.

Brusa: «Il quadro era completo, nessuna anomalia»

Brusa ha ricostruito i passaggi della pratica sull’ex consigliera, arrivata sulla sua scrivania «a fine 2025» per impulso dello stesso ministero. «Abbiamo acquisito i dati e svolto gli accertamenti che ci richiedeva il ministero», ha dichiarato Brusa, sottolineando la linearità dell’istruttoria: «Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non emergevano dati anomali». La parte sanitaria, ha aggiunto, è stata curata attraverso riscontri raccolti dai carabinieri.

Nanni e le polemiche per la grazia: «Ferisce la malafede: qui nessun favoritismo»

La procuratrice generale Francesca Nanni aveva già difeso l’operato dell’ufficio lo scorso 13 aprile, chiarendo che Minetti, condannata in via definitiva a tre anni e undici mesi nel processo «Ruby bis» per reati non ostativi, non avrebbe mai finito in cella e avrebbe al massimo ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali. «Lo stabilisce la legge, non i magistrati», aveva ribadito al Corriere della Sera. Il parere firmato da Brusa, assegnato tramite sistema automatico, ha tenuto conto dell’età della destinataria all’epoca dei fatti, dell’assenza di recidive, dell’attività di volontariato in Italia e all’estero e delle «gravi condizioni di uno stretto familiare minore», difficilmente conciliabili con un regime che impone la permanenza in un luogo fisso. Nanni ha espresso il proprio fastidio riguardo le critiche: «La malafede di chi davvero pensa che un condannato possa avere un trattamento privilegiato».

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere