Cesare Battisti chiede di riabbracciare il figlio dal carcere di Massa Carrara

08.05.2026 02:45
Cesare Battisti chiede di riabbracciare il figlio dal carcere di Massa Carrara

Massa, 8 maggio 2026 – Chiede di poter riabbracciare suo figlio Cesare Battisti, ex terrorista appartenente ai Proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo per quattro omicidi negli anni ‘70. Il suo appello parte dal carcere di Massa Carrara, dove è detenuto dal 2023, attraverso una lettera inviata a La Nazione. In essa denunciava disparità di trattamento e la violazione dei principi di premialità previsti dall’Ordinamento Penitenziario sull’accesso ai benefici che i detenuti possono ottenere, come i permessi e la semilibertà, una volta scontata una parte della pena, riporta Attuale.

La lettera dal carcere

Una lettera lunga due pagine, giunta al nostro giornale tramite la cognata, nella quale l’ex terrorista racconta la sua storia. “Mi trovo a scontare la condanna all’ergastolo in un carcere di media sicurezza; ossia da detenuto comune poiché non mi è applicabile l’art. 4bis, il famigerato ostativo, né altre misure restrittive determinate dall’autorità giudiziaria – scrive –. Il totale della pena scontata fino a oggi è di 17 anni e qualche mese, ovvero, da sette anni già sono dentro i termini per il legale accesso ai benefici penali previsti dall’ordinamento penitenziario. Il mio ingresso nel carcere di Massa, dopo cinque anni d’isolamento differenziato, doveva essere l’occasione per sbloccare gradualmente i benefici previsti.”

Le richieste di Battisti

Battisti racconta di aver ricevuto tempo fa la notizia che “sulla base dell’ineccepibile comportamento” anche per lui era giunta l’ora “di aprire la via ai benefici, cominciando con un primo permesso di necessità, qualche ora da trascorrere con il figlio minore (il ragazzo presenta problemi psicologici certificati), con un successivo avanzamento graduale dei benefici.”

Parere negativo, l’iter si ferma

Un sospiro di sollievo presto soffocato, racconta, dalla risposta del dipartimento di amministrazione penitenziaria: parere negativo e l’iter si sarebbe fermato. “Era dicembre del 2025, quando il magistrato di sorveglianza prometteva in videoconferenza la concessione di un primo beneficio che mi avrebbe permesso di riabbracciare mio figlio in libertà. Qualche ora appena, quel tanto da restituire a un ragazzo di dodici anni la speranza che non sarebbe stato impossibile, nemmeno per lui, potersi dire un giorno ‘ho un padre anch’io e oggi me lo porto a scuola come fanno tutti’. Siamo ormai ad aprile del 2026, mio figlio aspetta sempre una decisione del magistrato di sorveglianza.

Il trasferimento in cella con altri due detenuti

Non è l’unica lamentela per Battisti che, nella lettera, racconta anche di essere stato trasferito nel frattempo in una cella con altri due detenuti: niente cella singola come spetterebbe agli ergastolani: “Questo mi impedisce di esercitare la mia attività di scrittore, né qualsivoglia altra attività creativa o pedagogica, grazie alla quale potevo interagire con istanze culturali che intervengono all’interno del sistema penitenziario”, sottolinea.

Il suo legale, Davide Steccanella, parla di ostruzione: “Quelli come Battisti, legati a un particolare contesto storico del nostro Paese, non basta che siano stati condannati, devono pagare oltre ogni misura: questo lo trovo profondamente ingiusto perché Battisti avrebbe già raggiunto i termini non solo per i permessi, ma addirittura per la semi libertà. Altre figure come lui sono oggi ampiamente libere.” Sul caso, i vertici della casa di reclusione di Massa preferiscono non rilasciare dichiarazioni.

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