Viaggiare con un bambino allergico: i consigli del pediatra per affrontare le vacanze

09.05.2026 17:45
Viaggiare con un bambino allergico: i consigli del pediatra per affrontare le vacanze

Milano, 9 maggio 2026 – In viaggio con un bambino allergico. Quali sono i consigli da dare ai genitori? Gian Luigi Marseglia, professore ordinario di pediatria all’Università di Pavia e presidente della Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica (SIAIP), riflette sui pazienti che ha visitato nel corso di 40 anni. Parte da una raccomandazione che va contro l’allarmismo dilagante: “Prima di tutto i genitori devono essere tranquillizzati, non si devono preoccupare al primo colpo di tosse”, riporta Attuale.

“Portare dietro piano terapeutico e farmaci”

Dall’allergia respiratoria a quella alimentare, il primo consiglio è uno solo: “Portare con sé il piano terapeutico, i farmaci e i presidi salvavita. Insomma, in valigia ci dev’essere tutto quello che è stato consigliato dal proprio pediatra o dal Centro di allergologico di riferimento”.

I numeri delle allergie nei bambini

“Oggi si calcola che un bambino su 10 soffra di asma e che la rinite allergica ne colpisca altrettanti”, ricorda il presidente Marseglia, Cavaliere della Repubblica per meriti assistenziali. “L’allergia alimentare è un problema in aumento. Quando c’è una diagnosi certa, non basta portarsi dietro i farmaci, bisogna anche verificare che siano in ottimo stato di conservazione. Quindi, per ogni viaggio, dev’essere sempre pronto un kit da riservare al bambino allergico. I genitori devono avere la sicurezza di poterlo recuperare in qualsiasi momento”.

Allergie respiratorie e montagna

Se un bambino soffre di allergia respiratoria, è opportuno scegliere una località di montagna, a una certa altitudine? Marseglia risponde che generalmente “durante l’estate i bambini stanno meglio, anche quelli allergici. Caldo e sole fanno bene ai più piccoli, si ammalano anche di meno. Sicuramente, se un bimbo ha una forma molto grave di allergia agli acari della polvere, la montagna oltre 1.500-1.800 metri è ottima perché a quell’altezza questi animaletti non riescono a vivere. Tant’è vero che sono state create per piccoli pazienti particolarmente gravi delle località montane dove poter soggiornare per alcuni periodi proprio per migliorare la propria funzionalità respiratoria. Ma bisogna specificare che la vacanza fa bene a tutti, anche alla famiglia del bambino allergico”.

Cosa comunicare quando si arriva in albergo

All’arrivo in albergo, è essenziale comunicare chiaramente la situazione del bambino. “Ci stiamo adoperando perché all’interno delle strutture alberghiere e dei ristoranti si possa minimizzare il rischio, anche se remoto, delle reazioni all’assunzione di un particolare alimento”, aggiunge Marseglia. “Nelle allergie non esiste il concetto di quantità. Non serve un litro di latte per avere una reazione, ne basta un goccio”. È importante che i genitori specificano che il bambino ha un’allergia a un determinato alimento e richiedano rassicurazioni sulla preparazione dei pasti, proprio come avviene nelle scuole.

Giochi all’aperto e calendario dei pollini

Per i bambini con allergia respiratoria che giocano all’aperto, è utile conoscere il calendario dei pollini. In primavera, si raggiunge il picco, mentre il rischio d’estate è molto più ridotto. Esistono forme di pollinosi persistenti come la parietaria o l’olivo, che generalmente provocano forme meno rilevanti da un punto di vista clinico. Il consiglio è di far vivere al bambino giornate normali, senza limitare le sue attività.

L’ansia da allergia (per tutta la famiglia)

L’allergia di un bambino coinvolge tutta la famiglia, generando un’ansia continua. Marseglia chiarisce: “Uno studio condotto in tutto il mondo ha dimostrato che di fronte a forme di allergia grave, abbiamo però milioni di bambini con forme lievi, che non mettono a repentaglio la vita del paziente. Questi piccoli meritano un’attenzione particolare, è un problema importante, ma per fortuna riguarda un numero limitato. Esistono tutti i mezzi per poterle gestire in totale serenità, per garantire una vita normale al bambino e alla sua famiglia”.

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