Roma, 10 maggio 2026 – Un terremoto al ministero della Cultura: il ministro Alessandro Giuli ha azzerato i vertici del suo staff. Sono stati disposti decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro, in seguito a problematiche relative al funzionamento delle commissioni indipendenti e inadempienze gravi, riporta Attuale.
Le circostanze che hanno portato a questa drastic decisione includono l’incapacità di Merlino di vigilare sul documentario su Giulio Regeni, per il quale il ministero ha negato i finanziamenti. Inoltre, Proietti non si sarebbe presentata all’aeroporto per partecipare alla missione del ministro a New York dello scorso mese. Queste mancanze hanno fatto venire meno la fiducia del ministro nei confronti dei suoi collaboratori, culminando in una revoca che sembra già formalizzata, sebbene non comunicata ufficialmente ai diretti interessati.
Dal ministero della Cultura non sono giunte conferme ufficiali, con un laconico “no comment” alle indiscrezioni. Tuttavia, secondo l’agenzia Adnkronos, la notizia sarebbe confermata. Sembra che tra Giuli e i due collaboratori destituiti non ci sia stata mai una buona sintonia. Giuli è diventato ministro della Cultura il 6 aprile 2024, subentrando a Gennaro Sangiuliano, dimessosi a seguito del caso Boccia.
Le reazioni: opposizioni all’attacco
La notizia ha scatenato le reazioni nel panorama politico. “Nelle ultime settimane il Ministro Giuli ha dimostrato tutta la propria arrogante incompetenza”, ha commentato su X il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. “Dopo essersi fatto dare dell’assenteista perfino da uno come Salvini, ora Giuli licenzia i suoi collaboratori, scelti dallo stesso”, ha aggiunto. Renzi ha definito Giuli “un cavallo scosso di un palio inutile”, chiedendo le sue dimissioni immediate in quanto il ministero non merita tale “scempio”.
Il commento di Sandro Ruotolo, responsabile Cultura nella segreteria nazionale del PD ed europarlamentare, è stato altrettanto critico. “L’elenco delle dimissioni e delle uscite nel governo Meloni ormai è lungo”, ha affermato, richiamando l’attenzione su vari casi di figure governative sfuggite dal potere. “Non è più una somma di episodi isolati, ma il segno di una maggioranza dilaniata da guerre interne e incapacità di governare il Paese. È nostro dovere costruire rapidamente un’alternativa credibile”.