Roma, 23 agosto 2026 – Il caso Lavitola-Ranucci continua a generare polemiche sia sul fronte delle indagini che su quello politico. Mentre è ancora incerta la conferma di Sigfrido Ranucci come conduttore di Report, gli eurodeputati di Fratelli d’Italia-ECR hanno scritto al vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Henna Virkkunen. Nella missiva, i parlamentari accusano la trasmissione Report di violare le norme Ue, riporta Attuale.
La lettera
Nel documento, viene rifiutata “la narrazione della sinistra secondo cui sarebbe in corso un attacco politico contro la trasmissione Report tale da violare le norme dello European Media Freedom Act, evidenziando invece lo sbilanciamento e la faziosità di Report sotto la conduzione di Sigfrido Ranucci.”
La lettera, firmata dall’eurodeputato Stefano Cavedagna, già relatore su Emfa e sottoscritta da tutta la delegazione di FdI, denuncia come “le cosiddette inchieste contro FdI siano più che teoremi che non hanno mai dimostrato nulla, piene di allusioni o supposizioni, fatte con il ricorrente uso del condizionale, confezionate ad hoc per gettare ombre e discredito più che fare inchiesta giornalistica.”
Le accuse a Report
Confermano le loro affermazioni alcuni dati presentati nella lettera. “Su 404 inchieste esaminate dall’insediamento del governo Meloni, il 43,5% dell’intera produzione giornalistica della trasmissione è concentrata, in forme diverse, su FdI e sulla sua leader. Non si contesta quindi il diritto di Report di svolgere inchieste – prosegue Cavedagna – La libertà di informazione è sacrosanta, ma il suo utilizzo sistematico a senso unico da parte di un programma del servizio pubblico non lo è e lede proprio le norme europee improntate all’imparzialità e all’equilibrio, richiamate dall’Emfa in più articoli.”
La replica di Ranucci
Sigfrido Ranucci ha risposto alle accuse tramite un post su Facebook, rilanciando un intervento di Giuseppe Giulietti, coordinatore di Articolo 21, che sottolinea i rapporti tra il conduttore di Report e Valter Lavitola. “L’amicizia tra Sigfrido Ranucci e Walter Lavitola – afferma Giulietti – era nota dal novembre 2023, data della famigerata audizione, processo, farsa nella sede della commissione di Vigilanza.”
Ranucci, secondo Giulietti, “rispose e ricordò che Lavitola era ben noto a Gasparri, essendo stato candidato alle europee da Forza Italia. Come mai la notizia non suscitò scalpore? Dove stavano i vertici di Telemeloni e il loro Comitato etico? In quel momento dovevano ancora lasciare lavorare Lavitola?”
Giulietti conclude sollevando interrogativi sui collegamenti tra i mandanti di presunti attacchi a Ranucci e questioni irrisolte legate alla mafia e alla politica italiana, invitando le autorità a indagare con attenzione su queste vicende. “Siamo certi che gli inquirenti troveranno il mandante del mandante, e non lo troveranno tra i bidoni della spazzatura, ma esaminando con attenzione le inchieste sulla strage di Bologna, sul nesso tra mafia servizi deviati, fascisti, sull’assassinio di Piersanti Mattarella, su Falcone e Borsellino.”