Aumento dei costi della plastica in Asia a causa del conflitto in Medio Oriente

11.05.2026 18:35
Aumento dei costi della plastica in Asia a causa del conflitto in Medio Oriente

Complicazioni nella produzione di plastica in Asia a causa della guerra in Medio Oriente

Con l’inizio della guerra in Medio Oriente a fine febbraio, la produzione di plastica è diventata sempre più complicata e costosa per molti paesi asiatici. La causa principale è la chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha interrotto il traffico di nafta verso l’Asia, un derivato del petrolio essenziale per la produzione di etilene e propilene, due gas fondamentali per la fabbricazione di plastiche utilizzate in numerosi prodotti di consumo, riporta Attuale.

Stando ad alcune stime, i paesi asiatici dipendevano dal Golfo Persico per il 60% della nafta necessaria. Con l’Iran che ha iniziato a bloccare le navi nello Stretto di Hormuz, la disponibilità di nafta in Asia è crollata, provocando un quasi raddoppio dei prezzi. Diverse aziende produttrici di plastica hanno alzato i prezzi e ridotto la produzione. Per esempio, in Giappone, l’Idemitsu Kosan e il Mitsubishi Chemical Group hanno già iniziato a diminuire la produzione di etilene a marzo, a sole due settimane dall’inizio del conflitto. L’etilene è la base per il polietilene, il tipo di plastica più comune, usato per involucri e pellicole alimentari.

Prima del conflitto, il Giappone importava circa il 45% della sua nafta dal Medio Oriente. La prima ministra Sanae Takaichi ha affermato che il paese possiede riserve sufficienti per continuare la produzione di plastica fino alla fine dell’anno.

Lin Keh-yen, portavoce del principale produttore di plastica di Taiwan, Formosa Petrochemical, ha dichiarato al New York Times che la produzione è stata ridotta del 42% rispetto ai livelli pre-bellici. Di recente, la mancanza di nafta ha anche portato a una penuria di sacchetti di plastica, una questione ampiamente discussa sulla stampa locale.

Anche l’Indonesia, che importava praticamente tutta la sua nafta dal Medio Oriente, ha segnalato che i prezzi dei prodotti in plastica sono aumentati fra il 50 e il 100% dall’inizio della guerra, con alcuni produttori che rischiano di dover interrompere la produzione.

In Corea del Sud, che dipendeva dal Medio Oriente per circa un terzo della nafta necessaria, alcune aziende significative, come Yeochun NCC e Korea Petrochemical Ind., hanno dovuto ridurre la produzione. Questo deficit di plastica ha avuto ripercussioni anche sulla disponibilità di alcuni prodotti medici di base, come siringhe e sacchetti per flebo. A metà aprile, il governo sudcoreano ha vietato l’accumulo di siringhe per evitare il peggioramento della situazione.

La scarsità di materia prima ha incrementato i costi di produzione, che si riflettono sui prezzi di consumatori di vari beni realizzati in plastica, compresi imballaggi alimentari e detergenti.

In risposta a questa crisi, alcuni governi hanno adottato misure correttive. L’Indonesia ha abolito i dazi sull’importazione di materiali necessari per la produzione di imballaggi in plastica, mentre altri paesi, come la Corea del Sud, hanno iniziato a rifornirsi di nafta da nuove fonti, inclusa la Russia, e l’Indonesia ha avviato trattative con India, Stati Uniti e diverse nazioni africane. Il Giappone ha incrementato le importazioni dalla Cina di materiali come il polietilene.

Attualmente, la Cina non ha sofferto in modo comparabile dalla carenza di nafta, nonostante continui a importare petrolio dall’Iran attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo è dovuto a due fattori: le vaste scorte nazionali e le continue importazioni di nafta dalla Russia. Inoltre, ad aprile la Cina ha iniziato a importare dagli Stati Uniti una grande quantità di etano, un componente del gas naturale che offre un’alternativa alla nafta nella produzione di plastica.

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