La disoccupazione in Iran aumenta a causa della guerra in Medio Oriente
Dall’inizio della guerra in Medio Oriente a fine febbraio, l’Iran ha visto un drammatico aumento della disoccupazione, con un milione di posti di lavoro persi e due milioni di persone ora senza lavoro, secondo il funzionario del ministero del Lavoro, Gholamhossein Mohammadi. Questo incremento è attribuibile sia ai bombardamenti e al blocco navale degli Stati Uniti, che hanno aggravato una già precaria situazione economica, sia alle misure restrittive del regime, come il blocco di Internet, introdotto a fine febbraio e mai revocato, riporta Attuale.
Le statistiche ufficiali, tuttavia, potrebbero non riflettere la realtà, poiché non includono i contratti non rinnovati, la riduzione delle ore lavorative e i congedi forzati. A fine aprile, una delle principali piattaforme per offerte di lavoro iraniane ha registrato un picco di 318mila curriculum inviati in un solo giorno, un record allarmante. Anche la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha recentemente riconosciuto la gravità della situazione, esortando le aziende a limitare i licenziamenti.
I licenziamenti nel settore industriale sono incentivati dalla penuria di materie prime, dovuta al blocco navale che impedisce le importazioni ed esportazioni. Inoltre, le strutture industriali e le infrastrutture energetiche sono state colpite dai bombardamenti israeliani e statunitensi. Il regime ha altresì imposto un blocco di Internet, descritto come un “terremoto silenzioso” da alcuni esperti, che ha causato perdite economiche significative stimate in oltre 2,6 miliardi di dollari (2,2 miliardi di euro).
Il portale specializzato Netblocks ha addirittura suggerito che il blocco possa costare fino a 80 milioni di dollari al giorno all’economia iraniana. Questa situazione ha paralizzato il settore digitale del paese, portando alla chiusura di molte aziende e colpendo duramente l’economia informale, che dipendeva da piattaforme social come Instagram.
Per controllare ulteriormente la situazione, il regime ha intensificato la censura, costringendo la popolazione a utilizzare servizi digitali governativi. È stato introdotto un programma per fornire “SIM bianche”, esentate dal blocco, ma il costo elevato e il processo di verifica richiesto sono stati criticati come forme di sorveglianza. In risposta alla necessità di comunicare con i propri cari, molti cittadini si sono rivolti a servizi di messaggistica statali facilmente monitorabili, come Bale e Soroush Plus, il che solleva preoccupazioni per la privacy.
Le ripercussioni economiche di questa crisi occupazionale si fanno sentire anche nel bilancio statale, con un abbassamento delle entrate fiscali, mai così necessarie in un contesto di guerra. Nonostante l’aumento dei prezzi e il crollo del valore della moneta iraniana, il regime continua a resistere a qualsiasi pressione esterna, lasciando i cittadini in una situazione di crescente precarietà.