Rischi delle zecche in città: come il cambiamento climatico influisce sulla loro diffusione

12.05.2026 10:55
Rischi delle zecche in città: come il cambiamento climatico influisce sulla loro diffusione

Roma, 12 maggio 2026 – Le zecche si trovano anche in ambiente cittadino, e il cambiamento climatico incide sul loro sviluppo, riporta Attuale.

Zecche a maggio: sono anche in città?

Secondo Maurizio Ruscio, medico esperto nel trattamento delle malattie trasmesse da questi parassiti, “le zecche hanno l’obiettivo di cercare un ospite, perché solo dopo un pasto di sangue possono trasformarsi nello stadio successivo. Non sono tanto vincolate all’ambiente silvestre, anche se naturalmente è più comune trovarle nei boschi e nei prati. Tuttavia, non si può escludere di correre rischi anche negli ambienti cittadini, nell’erba ai margini dei marciapidi dopo che sono passati i cani e soprattutto nei parchi dove vivono gli uccelli terraioli. Penso ai merli che portano le zecche attorno agli occhi e sotto le ali; una volta finito il pasto, i parassiti si lasciano cadere. Quindi il rischio è diventato un po’ ubiquitario e su questo non c’è grande sensibilità; continuo a vedere persone che si sdraiano tranquillamente sull’erba.”

Zecche e cambiamento climatico

Ruscio sottolinea che “da 4-5 anni il cambiamento climatico ha sovvertito tutto. In questo periodo sono attive le ninfe di zecca, che provocano il 95% di infezioni all’uomo. Le larve, stadio precedente e di un millimetro, riescono a coprire piccoli spazi, salgono su fili d’erba bassi; di solito fanno il loro primo pasto di sangue con i topi, che sono ottimi serbatoi di questi patogeni. Così la larva si infetta, e la ninfa, già più o meno infetta, colpisce animali di media taglia e occasionalmente l’uomo. La zecca si riempie di sangue e, una volta caduta, inizia la deposizione delle uova, per cui muore. Parliamo della zecca Ixodes ricinus, che in Italia ha bisogno di molta umidità.”

Le zecche e i topi

La zecca si infetta solitamente attraverso i topi, che sono anche al centro dell’Hantavirus. Ruscio osserva: “La battaglia contro i topi è stata persa da tutti”. Sottolinea l’impatto del cambiamento climatico, affermando che “fino a qualche anno fa, la zecca Ixodes ricinus era limitata a regioni temperate e umide; ora sopravvive anche nelle regioni calde, mentre il Rhipicephalus sanguineus è giunto anche al Nord, portando malattie prima associate a viaggi in Africa. Al Nord c’è la specie Dermacentor, che depone le uova anche sotto la neve, dimostrando l’eccezionale resilienza di questi parassiti.”

Il caso della zecca gigante Hyalomma marginatum

Infine, sul Carso, come annunciato dal naturalista Nicola Bressi, è stata segnalata la zecca gigante Hyalomma marginatum. Ruscio spiega: “Ricevevamo segnalazioni, anche dalla Sicilia, di aggressioni da parte di queste zecche. Queste specie sono arrivate con gli uccelli migratori. Le zecche giganti attaccano e, a differenza delle altre, il loro morso è doloroso e visibile. La cosa più preoccupante è che possono trasmettere la Febbre di Crimea-Congo, una malattia virale grave senza trattamento né vaccino, segnalata in Italia, Corsica, Portogallo, Spagna e sud della Francia.”

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