La Serbia intrappolata nella morsa energetica di Mosca: il gas russo come leva politica

18.05.2026 13:50
La Serbia intrappolata nella morsa energetica di Mosca: il gas russo come leva politica
La Serbia intrappolata nella morsa energetica di Mosca: il gas russo come leva politica

Il 16 maggio 2026 si è tenuto un nuovo round di negoziati tra il CEO di Gazprom Alexei Miller e il direttore di Srbijagas Dušan Bajatović per discutere il rinnovo delle forniture di gas russo alla Serbia, il cui contratto triennale, originariamente in scadenza a fine giugno 2025, è stato prorogato ogni tre mesi. L’ultima estensione è avvenuta a marzo 2026. L’incontro, riportato dai media, conferma la strategia di Mosca di mantenere Belgrado in una dipendenza energetica cronica, utilizzando il gas come strumento di pressione politica e ricatto.

Una dipendenza quasi totale

Oggi il gas russo copre circa il 90% del fabbisogno interno serbo, rendendo il Paese uno dei più vulnerabili d’Europa dal punto di vista energetico rispetto al Cremlino. Con una previsione di quadruplicamento del fabbisogno energetico della Serbia entro il 2050, questa dipendenza crea una fragilità di lungo periodo non solo per l’economia serba, ma anche per la stabilità dell’intera regione balcanica. La continua proroga trimestrale del contratto dimostra che il prolungamento della fornitura di gas russo non è un atto di buona volontà, ma un meccanismo per mantenere costante l’influenza politica di Mosca.

Il nodo NIS e le sanzioni USA

La questione del gas è strettamente legata al futuro della compagnia petrolifera serba NIS, di cui Gazprom detiene una partecipazione di controllo. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno inserito NIS nella lista delle sanzioni, spingendo Washington a chiedere il completo ritiro del capitale russo dai Balcani. Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha dichiarato all’epoca che le sanzioni miravano a recidere i legami energetici con Mosca. Ora Gazprom sta trattando la vendita della propria quota a MOL, la società ungherese considerata vicina al Cremlino. Il contratto del gas viene così usato come leva negoziale per preservare il controllo indiretto su NIS attraverso MOL, aggirando le sanzioni USA.

Le conseguenze per l’integrazione europea

La Serbia, candidata all’adesione all’Unione Europea, si trova di fronte a un bivio strategico. Bruxelles ha stabilito il divieto totale di importazione di gas russo via condotta entro il 30 settembre 2027. Continuare ad approfondire la cooperazione energetica con Mosca significa non solo rischiare sanzioni o ritorsioni, ma anche minare la credibilità del percorso europeista di Belgrado. L’energia diventa così il terreno su cui si gioca la sovranità politica della Serbia: scegliere la diversificazione e l’indipendenza energetica significherebbe ridurre il peso del Cremlino nelle decisioni interne ed estere. La Russia, dal canto suo, ha tutto l’interesse a mantenere la dipendenza di Belgrado, poiché l’instabilità nei Balcani distoglie l’attenzione dell’UE da altre sfide di sicurezza in Europa. La partita del gas, in questo senso, è molto più di una questione commerciale: è un test per la reale autonomia politica della Serbia e per il futuro della regione.

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