Tragedia di Dekunu Kandu: 5 sub italiani perdono la vita alle Maldive
Roma, 22 maggio 2026 – Solo l’indagine ufficiale darà un quadro più chiaro della tragedia di Dekunu Kandu alle Maldive dove hanno perso la vita 5 sub italiani, ma già uno degli specialisti finlandesi che ha recuperato il corpo si è fatto un’idea circa quanto successo nella grotta degli squali. “Cosa è successo? Presto per dirlo, ma in questi casi spesso conta l’errore umano. Ci hanno chiesto di aiutare, sapevamo di avere le competenze necessarie per entrare in quella grotta in sicurezza”, ha detto al Messaggero, Jenni Westerlund, speleosub del team finlandese, riporta Attuale.
“Nelle immersioni in grotta, la causa principale, più comune, è l’errore umano”. Assieme a Sami Paakkarinen e Patrik Grönqvist, si sono immersi nel buio, entrando nella grotta maledetta due volte, uscendo con i corpi di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri e una terza per raccogliere tutto il materiale lasciato nei giorni precedenti. Westerlund ha raccontato: “Ci siamo serviti di scooter subacquei. Uno di noi guidava, apriva la strada; l’altro assisteva, controllava, si occupava del carico. Ci sono cunicoli angusti in cui ci si muove a malapena, e poi all’improvviso si apre un’area più ampia. In generale, c’è sempre abbastanza spazio per far passare un subacqueo”.
I tre sub sono stati sentiti dalle autorità maldiviane che stanno indagando sulla tragedia e la loro testimonianza potrebbe anche interessare i magistrati romani. Alla base della tragedia sembra esserci stata la superficialità della valutazione dei rischi di quella che lo stesso team di Dan Europe ha definito “una grotta complessa e profonda, la cui penetrazione richiede esperienza e attrezzatura adeguata”.
Saranno analizzate le bombole, le attrezzature, si faranno le autopsie, ma i tre esperti finlandesi sottolineano di più la possibilità dell’errore, un corridoio sbagliato in uscita dalla grotta, costituita da tre ambienti. Nella grotta infatti vi sono due ampie camere divise da uno stretto corridoio di 30 metri, difficilmente attraversabile con addosso bombole di 12 litri come quelle che avevano i 5 italiani. La seconda camera scende fino a 60 metri, e “hai un’autonomia di 10-12 minuti con quel tipo di bombole”, spiega Dan Europe.
Gli italiani, dopo aver visitato la caverna esterna, quella collegata col mare, hanno imboccato il corridoio, largo solo tre metri, alto circa un metro e mezzo e lungo 30, per accedere nella seconda camera. Poi nel tentativo di tornare all’uscita per lo stesso corridoio avrebbero sbagliato via a causa di un effetto ottico causato anche dalla sabbia presente che celava la via giusta, finendo invece in un altro ambiente. È stato il momento fatale, sono finiti in un cunicolo più in alto, chiuso dal quale non sono più riusciti, anche perché avevano meno bombole e in breve hanno finito l’aria. Forse solo la guida, Gianluca Benedetti, trovata nel primo ambiente, era riuscita a tornare sui suoi passi e trovare la via giusta, ma ormai il manometro segnava rosso.
Inoltre, nelle perlustrazioni delle caverne i sub normalmente utilizzano dei “fili di Arianna” per non perdersi, ma non è chiaro se i turisti italiani lo avessero. I sub finlandesi hanno trovato delle sagole lungo le pareti, ma potrebbero essere state messe dai sub maldiviani, uno dei quali è morto, che si sono immersi prima di loro. Laura Marroni, Ceo di Dan Europe, non si sbilancia sulla sottovalutazione dei rischi da parte dei cinque italiani, ma allo stesso tempo ricorda i rischi dell'”overconfidence”, cioè l’eccesso di sicurezza che le persone più esperte a volte hanno e che li porta a non considerare adeguatamente i pericoli.